Marcinelle e Lampedusa

Nota a margine sull’omicidio razzista di Alika

Noi non abbiamo patria è chiamato velocemente ad entrare nel merito della polemica che intercorre in queste ore tra Gianni Letta (leader politico che esprime le necessità dell’anti-razzismo di unità nazionale) e Giorgia Meloni circa il paragone tra i morti operai italiani nella strage nella miniera di carbone di Marcinelle (Belgio, 8 agosto 1956) e la strage di immigrati che affogano nel Mediterraneo ogni anno.

Ovvio con Marcinelle vi sono differenze sostanziali nella fase del capitalismo, così come differisce sostanzialmente il carattere delle due immigrazioni, ma non per le ragioni che Giorgia Meloni sostiene e che contesta al PD e a Gianni Letta.

1) l’Italia non subiva una oppressione e dominazione imperialista da parte del Belgio, Svizzera e Germania, ma anche attraverso l’immigrazione essa emergeva tra le nazioni dell’Occidente;

2) gli Italiani che emigravano non erano spossessati dei loro mezzi di esistenza da Belgio, Svizzera, Francia e Germania;

3) gli immigrati italiani trovavano spazio nella crescita dell’accumulazione mondiale e nella produzione del valore che si espandeva attraverso la “ricostruzione”;

4) seppure sottoposti ad una discriminazione razzista, l’emigrazione italiana era una immigrazione intra europea caratteristica della giovinezza espansiva del capitalismo, tratto comune in tutto il secolo XIX.

Senza dimenticare che l’immigrazione italiana del secondo dopoguerra fu:

– prevalentemente verso i paesi della futura unione economica europea e contrattata con il Belgio, paese scarsamente popolato, concedendo braccia e forza lavoro in cambio di carbone (1946), e via accordi commerciali simili stipulati tra Italia e Francia (1946 e 1951), Italia e Svizzera (1948 e 1952) e Italia e Germania (1955);

– meno di un terzo ed anche ancora meno della emigrazione italiana fu verso le destinazioni extra europee;

– dunque per la maggior parte verso paesi ove era presente una domanda di lavoro, poi concordata da una contrattazione garantita con lo stato italiano;

– fu vittima nondimeno di una reazione razzista nei confronti degli immigrati italiani nei vari paesi meta di emigrazione (non si affitta agli italiani, come successivamente nel triangolo industriale del nord Italia ai meridionali).

Ma differisce anche la radice del razzismo, perchè nel caso di Marcinelle fu il governo italiano a reclutare e contrattualizzare la forza lavoro in cambio di merce carbone. Ecco il contesto:

“ Appena dopo la liberazione del Belgio nel 1944, il Governo belga si trova ad affrontare numerosi problemi, fra i quali:

– La ricostruzione di un paese distrutto dalla guerra;

– Il rilancio economico del paese, condizionato alla ripresa del lavoro nelle miniere di carbone. Nonostante l’appello del Ministro dell’epoca per quello che ha chiamato la “battaglia del carbone” molti belgi si rifiutano di lavorare nelle miniere;

– Una forte mancanza di alloggi.

Ed è dunque verso l’Italia che il Governo belga si rivolgerà per trovare della manodopera. Il 23 giugno 1946, un protocollo di accordo viene firmato a Roma: l’Italia s’impegna a mandare in Belgio 50 mila lavoratori, scaglionati in 2 mila a settimana in cambio di carbone. Dei manifesti sono affissi in tutta l’Italia e numerosi canditati all’immigrazione si lasciano convincere dalla propaganda lusinghiera dei reclutatori (ossia i rappresentanti delle miniere per primi e la Feder carbone e il Governo in seguito)…”

(da “Comitato per le questioni degli Italiani all’estero” – Sala degli atti parlamentari del Senato – 23 novembre, 2 dicembre 2016).

Detto e scritto, il razzismo nei confronti degli immigrati italiani fu il risultato coatto dello scambio di valore capitalistico tra l’Italia ed il Belgio, in una diversa fase dell’accumulazione capitalistica, cui la nazione italiana porta la vergogna di esserne stata la prima artefice contro i suoi stessi lavoratori.

Gli Atti del Senato confermano poi che dietro l’offerta lusinghiera propagandata dallo Stato la realtà fosse decisamente un’altra, nascondendo il contenuto del contratto per lo scambio tra il valore merce forza lavoro e il valore merce carbone:

“ …Di fronte a un lavoro straziante e pericoloso al quale non erano stati preparati, i primi immigranti sono anche di fronte a condizioni di alloggio molto precarie e a difficoltà di coabitazione con la popolazione locale. Tuttavia, i loro contratti li costringono, se vogliono restare in Belgio, a lavorare per un periodo di dieci anni nel fondo della miniera.”

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