Non chiamatela fatalità

Yaya Yaifa ucciso dal profitto in un magazzino di SDA Poste Italiane a Bologna.

Yaya Yaifa era al sul terzo giorno di lavoro, aveva 22 anni ed era emigrato dalla Guinea Bissau.

Sicuramente ingaggiato come lavoratore somministrato in SDA Poste Italiane presso il suo grande magazzino (dove è rimasto ucciso ieri 21 ottobre 2021) situato nell’area dell’interporto logistica di Bologna e dove si recava da Ferrara per guadagnarsi da vivere.


Probabilmente era uno di quei giovani immigrati cui l’oppressione di classe e di colore pesa come un macigno. Avrà pensato di aver trovato una possibilità di fuga da CPR, reimpatri forzati o dalla schiavitù della piantagione capitalistica italiana, trovando un impiego precario nell’industria della logistica, forse una speranza, una via di fuga dal perenne ricatto permesso di soggiorno e contratto di lavoro.

Stava scaricando un camion merci quando questo è scivolato all’indietro uccidendolo.

Ma di fatto è rimasto sotto il regime del permesso di soggiorno e dei documenti vincolati al contratto di lavoro, dello spettro dei campi di detenzione (che la democrazia chiama CPR) e dei reimpatri forzati, da quello del lavoro interinale e della palude degli appalti e subappalti di cui è piena l’industria della moderna ed automatizzata logistica. Ed è così che un giovane lavoratore, senza alcuna formazione sulla sicurezza e privo di diritti puó morire e rimane ucciso.

Perchè a caricare e scaricare i TIR pieni di pallet e di merci sotto il ritmo incessante della produttività non consente di verificare che il camion è fermo su un pericoloso piano inclinato, mentre chi controlla la produzione non se ne cura perchè è esso stesso sottomesso al regime del ritmo produttivo. Ed il giovane sfruttato, razzializzato non ci pensa, non ne puó essere consapevole, ha in testa una cosa sola: un permesso di soggiorno per vivere, un lavoro da fare secondo le regole del vortice della produttività per confermare, rinnovare ed estendere il documento vitale.

Questa è la quarta fase della pandemia, quella delle riaperture e del rilancio dell’economia. Un rilancio che conferma il razzismo sistemico e la colonizzazione dei corpi razzializzati del Capitalismo che si nutre della oppressione sulle linee del colore, di genere, di classe e sulla natura. È il momento di correre dietro la produttività senza farsi domande, senza opporsi alla velocità del vortice, il lavoratore è risucchiato dal mulinello sperando che attraverso il suo sfruttamento la sua vita proletaria possa essere meno meschina e non la semplice nuda vita.

Ma è anche la fase dei documenti negati, dei permessi di soggiorno sospesi o revocati che in maniera utile rafforza la sottomissione di milioni di immigrate ed immigrati al regime della produzione del valore e del profitto. Un regime che si rafforza attraverso la pandemia che concede anche agli immigrati sprovvisti di documenti un vaccino in cambio di un lasciapassare verde per vivere a tempo, sotto ricatto e secondo discrezionalità. E questa società democratica e razzista si improfuma così la chioma impestata dalla sua puzzolente libertà: tutti liberati per essere soggiogati!

Non è un caso che dietro il lasciapassare sanitario ora imposto anche al lavoratore autoctono, ci sia prima il lungo periodo del lasciapassare razzista (il permesso di soggiorno) richiesto al lavoratore immigrato che lo ha reso possibile, sopportabile e perfino ritenuto necessario agli occhi della maggioranza dei lavoratori.

Attraverso l’uno e l’altro si estende e si livella l’oppressione ed il ricatto su tutti, un pezzo di carta per tirare a campare e vivere da libero lavoratore sotto la schiavitù del lavoro salariato. Altrimenti c’è la piantagione capitalistica delle campagne o la selvaggia industria tessile dove vige il lavoro forzato ed il lavoro schiavile, dove la norma del contratto e del suo riconoscimento salariale non fa legge ma è di fatto il contrario.

Milioni di lavoratori autoctoni sprovvisti del lasciapassare sanitario potranno campare affiancandosi agli immigrati dove la norma democratica si materializza in cruda ed effettiva schiavitù. Milioni di lavoratori immigrati e dannati della terra in fuga dalla schiavitù andranno ad affiancare e via via sostituire gli autoctoni e gli immigrati stabilizzati (pro quota e pro tempo) nella moderna produzione automatizzata, digitalizzata e impulsata dagli ordinativi del just in time della produzione di merci e degli acquisti on line.

Una scintilla nel porto di Trieste nei giorni precedenti, ieri 21 ottobre 2021 e questa notte un’altra scintilla nei magazzini della industria della logistica dove la manodopera autoctona e quella immigrata razzializzata sperimentano una via di fuga dal vortice del dominio capitalistico che si rafforza, approfondisce ed estende alla intera società.

Questa notte in moltissimi impianti della logistica italiana c’è stato il fermo della produzione e lo sciopero contro la morte di Yaya ucciso dal profitto, tantissimi lavoratori immigrati hanno incrociato le braccia con il dolore nel cuore e la rabbia nella pancia, sostenuto da quei sindacati di base (SI COBAS, ADL COBAS e USB ed altri) la cui maggioranza dei propri iscritti sono appunto immigrati.

La stampa definirà la morte di Yaya una “fatalità”. Ma è una bugiarda ipocrisia. Essa è stata una morte assassina le cui responsabilità ultime risiedono nei governi di centro sinistra, di centro destra, pentastellati e draghiani che negli anni hanno istituzionalizzato il regime oppressivo contro gli immigrati, per cui ieri SDA Poste Italiane in maniera criminosa è solo in ordine l’ultimo esecutore dell’omicidio di Yaya.

Quando le due scintille si fonderanno tra loro sarà il tempo e la fase di accendere le micce contro il vortice. Nei confronti di quegli autoctoni che sabato continueranno ad opporsi al ricatto del lasciapassare sanitario, ricordiamo loro, sostenendoli come dovremmo sostenere la lotta di questa notte ai magazzini della logistica e degli immigrati razzializzati tutti, che il ricatto è tanto più forte tanto più che per anni un altro tipo di lasciapassare ha costituito la precondizione per vivere.

Yaya Yaifa ucciso dal profitto sotto il regime del lasciapassare razzista. Gridiamolo nelle fabbriche, nei magazzini , sui posti di lavoro, nelle strade e ovunque ci si oppone a qualsiasi obbligo a mostrare un lasciapassare qualsiasi per campare.

Una opinione su "Non chiamatela fatalità"

  1. Con immenso dolore apprendo dell’ennesima morte di un super sfruttato immigrato, ucciso dalla bramosia del superprofitto realizzato a costo di migliaia di morti e di centinaia di migliaia di mutilati. Esprimo la mia sentita solidarietà ai tantissimi lavoratori immigrati ed autoctoni che hanno incrociato le braccia con il dolore nel cuore per questo ennesimo omicidio del profitto capitalistico. Che finalmente si prenda atto di questi stillicidi per realizzare l’unità dei lavoratori, dei giovani e dei proletari tutti per il superamento di questo sistema che rende i poveri che fortunatamente riescono a sopravvivere diventando però sempre più poveri e sempre più precari per far diventare i ricchi sempre più ricchi e sempre più privi di scrupoli per poter diventare ancora più ricchi.

    Saluti

    Claudio

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