I confini armati e la pandemia sotto la pressione degli immigrati e della lotta operaia

Con questo articolo il blog Noi non abbiamo patria commenta insieme due avvenimenti che accadono in simultanea in questo fine di Settembre 2021 nel mondo capitalista anglosassone che ruota intorno alla calamita del capitalismo nord americano degli Stati Uniti d’America.

Avvenimenti apparentemente distinti e scollegati tra loro che si manifestano sulle sponde non fortificate del confine Texano degli Stati Uniti d’America (dunque nella parte atlantica dell’emisfero) e sulle remote sponde dell’Oceano Pacifico in Australia.

Gli avvenimenti di fatto imprevisti ed imprevedibili hanno poca eco qui nella vecchia Europa, ma nel mondo del capitalismo anglosassone e degli USA questi fatti assumono tutta la loro necessaria attenzione. I media dei mainstream borghesi, di destra o di sinistra, commentano con sconcerto e con disorientamento quanto sta accadendo: caos, anarchia, irrazionale violenza, pericolo, come è possibile che stia accadendo. Insomma un allarme generale percepito. I fatti in oggetto, che sto per riprendere per così come sono stati commentati sulla pagina Facebook di Noi non abbiamo patria (con qualche correzione di stile), nella loro profonda sostanza mettono in evidenza una dinamica composita, disarticolata, al momento appena abbozzata di fattori materiali che emergono dal sottosuolo sociale della catena capitalista in crisi, il cui ordine dell’insieme monista capitalista appare sempre più un mazzo di carte in procinto di crollare mentre i suoi contrapposti timidi segnali di preludio di una rivoluzione sociale futura fanno capolino dall’attualità: non oggi, non domani, nemmeno nei prossimi mesi, ma soprattutto non in un altro secolo. L’epoca della eternità del capitalismo messa alla prova della sua inevitabile temporalità come deterministicamente prevista da Marx.


La infinita guerra agli immigrati e la contro reazione ingovernabile dei dannati della terra.

#Texasborder #immigrantscrossborder del 23 settembre 2021.

È anarchia!, così si infiltrano i terroristi!

Questi i commenti sul canale nazionale Fox News da parte dei suoi esperti razzisti sostenitori della destra populista e suprematista bianca. Tutti “contro Biden” che dopo aver portato l’America alla disfatta Afghana ora “è incapace di difendere i sacri confini nazionali” in quella parte del Texas a Del Rio che è sprovvista della fortificazione multi miliardaria del confine voluta da Trump ed eseguita per meno della metà senza successo.

L’amministrazione Biden Harris in realtà fa il suo sporco lavoro di guerra contro gli immigrati. E’ stato allestito una serie ponti aerei per il respingimento di massa di quegli immigrati che riescono a centinaia a sfuggire al controllo delle guardia del Border Patrol sopraffatte a controllare la marea umana che preme inesorabile come un fiume in piena, un urgano Ida fatto di dannati della terra. Cosa possono fare poche centinaia di guardie di confine anche super armate contro il muro umano di più di 15000 rifugiati? Quelli che riescono a braccare nel territorio del democratico Texas e caricati sui pulman per la deportazione di massa aerea (ma deportati dove?) talvolta compiono l’insubordinazione bloccando il pulman che li vorrebbe portare ad un incerto destino e scappano. Servirebbe schierare le truppe dell’esercito e sparare alzo zero a quelle decine di migliaia che premono lungo il ponte internazionale a Del Rio. Servirebbe l’esercito armato per fermare col fuoco delle armi quelle centinaia che poi attraversano il fiume e dunque invadono il sacro suolo yankee.

Gli Stati Uniti hanno condotto da 60 anni lo sfacelo economico, politico ed ambientale di Haiti ed del suo popolo memore della prima rivoluzione dei neri anti schiavista contro gli jmperi coloniali di Francia, Inghilterra e Spagna. Ma poi nulla poté contro l’imperialismo della finanza e delle portaerei USA. Ora il saccheggio si volge come un boomerang contro il vampiro aggressore. Le decine di migliaia di rifugiati, il cui numero cresce di ora in ora, sono proprio in maggior parte quegli sfruttati Haitiani saccheggiati dall’imperialismo nord americano. L’amministrazione Biden cerca di ricorrere al riparo eliminando il diritto di asilo politico per i rifugiati Haitiani fin qui concesso, messo su nel passato per fini di sabotaggio nella decennale manomissione di Haiti per promuovere golpe su golpe.

Che il confine crolli e con esso la presa suprematista sulle nuove generazioni di proletari bianchi, che già lo scorso anno hanno iniziato ad essere partner in crime con i loro fratelli e sorelle sfruttati razzializzati di colore.

Il Messico che con le sue forze militari ha fin qui fatto il gioco sporco per conto degli USA non sta collaborando a bloccare il percorso degli immigrati verso la parte del confine scoperto dalle nuove muraglie armate. Rabbia ed indignazione del capitalismo americano e dei suoi rappresentanti democratici e repubblicani. L’America inossidabile è accerchiata al suo confine, mai ritirata dell’esercito USA come in Afghanistan si è poi rilevata una disfatta a proteggere la nazione stessa capitalista ed il suo sacro confine in patria.

La sceriffa Harris pochi mesi fa in Guatemala minacciò i migranti di tutto il Centro e Latino America: non provate ad incamminarvi verso il nostro confine, sarete respinti con la forza. Queste ore dimostrano quanta poca potenza vi sia di fronte alle sterminate masse di sfruttati in marcia. L’accerchiamento attuale ai confini USA è più temibile di ogni assedio militare e di qualsiasi immaginabile “attacco terrorista” sul suolo Americano, di ogni infiltrazione di contagio pandemico. La ricorrenza dai venti anni dal 11 settembre 2001 oggi in queste ore e giorni rivela l’approssimarsi verso una storica sconfitta dell’ordine USA. Ma che stiano bene attente le potenze imperialiste che sperano di lucrare in questa verticale perdita di leadership degli Stati Uniti nel dominio capitalistico ed imperialista nel mondo.

Se il confine USA scricchiola, anche la fortezza Europa vacillerà e con essa l’ordine regnante capitalista mondiale. Una fase profonda di rivolta e si di “Anarchia Comunista” scava il vostro ordine sovrano già in queste ore. Anche se al momento riuscirete a contenere l’onda umana, lo potrete fare solo con la violenza di fuoco delle vostre armi. Ma la campana sta suonando, il vostro mondo capitalista sta franando sotto il peso delle sue contraddizioni.

Forza abbattete i confini! Che da qui sorga dall’interno il sabotaggio di massa dei confini armati.


La classe operaia Australiana in action contro lo stato di emergenza pandemico.

Gli avvenimenti, che prorompono inaspettati a Melbourne tra il 19 settembre ed il 21 settembre, prima che il black out stampa venisse imposto dalle autorità a partire dal mercoledì successivo 22 settembre (dichiarando Melbourne anche no fly zone per gli elicotteri dei media e dei telegiornali e raccomandando agli inviati TV da terra di tenersi lontani), hanno come premessa che lo scontento già serpeggiava dal 2020 tra i lavoratori dell’industria delle costruzioni quando i vaccini erano fuori dal radar. Loro lavoravano ma evidentemente qualcosa non andava e gli operai avevano necessità di discutere collettivamente la loro condizione in mezzo alla pandemia ed alle misure di lockdown, mentre le sale del loro sindacato negate in ossequio alle politiche di “emergenza sanitaria.

I commenti degli inviati giornalisti in diretta TV sono pieni di confusione, di incertezza e di incapacità a spiegare le ragioni di tanta irrazionale reazione operaia. Finché l’inviato giornalista che assiste e riprende in diretta TV l’assalto inaspettato ed imprevedibile degli operai dell’industria delle costruzioni della sede nazionale del loro sindacato di categoria del CFMEU gli scappa appunto di bocca che già l’anno prima i lavoratori avessero espresso il loro disappunto nei confronti della passività della Union sindacale che impediva loro di riunirsi (e di certo necessitata non per parlare di sport, rugby o di calcio).

Questa involontaria rivelazione ci dice un alcune di cose:

  • che fin dall’inizio le misure di contenimento messe in campo prima dei vaccini andavano strette ai lavoratori;
  • che essi non subivano come molluschi la suprema necessità della tutela della salute secondo lo stato, e che avessero necessità ampia di discutere collettivamente delle proprie condizioni di lavoro al tempo del coronavirus;
  • che il sindacato in ossequio alle misure sanitarie negava le sale sindacali ai suoi iscritti;
  • che non si puó essere contro la vaccinazione di massa ma poi acconsentire allo stato di emergenza di salute pubblica (del tipo green pass no, ma poi accettiamo il lockdown, il coprifuoco sociale), perchè tra coprifuoco sanitario e vaccinazione obbligatoria capitalistica vi è una unica catena che li lega insieme.

La lotta operaia irrompe contro una serrata di tutta l’industria delle costruzioni per imporre l’obbligo di vaccinazione anti covid già minacciata prima dei recenti fatti dal premier laburista Daniel Andrews che governa lo Stato di Vittoria della Monarchia Federale Australiana.

Melbourne, Australia – i fatti del 21 settembre mattina.

Gli operai delle costruzioni scendono in piazza, bloccano le via d’accesso al centro della città. Puntano verso il Parlamento protetto da forze di polizia anti sommossa e da guardie a cavallo.
Parte qualche carica della polizia, i lavoratori con le tenute da cantiere non si scompongono e continuano a girare bloccando il traffico.

Sono in protesta contro l’obbligo vaccinale per i lavoratori, sono contro il lasciapassare sanitario.

#melbourneprotest – ancora sui fatti del 21 settembre, pomeriggio.

Melbourne, la protesta diventa un riot rapidamente. Così raccontano le immagini trasmesse dalle televisioni Australiane.

I fatti. La maggioranza dei lavoratori delle costruzioni di Melbourne non intende vaccinarsi.

A seguito di alcuni casi di covid-19 il comitato medico scientifico consulente del governo dello stato di Vittoria suggerisce la chiusura di tutti i cantieri a Melbourne. Ovviamente c’è il vaccino e dunque cantiere chiuso nessuna paga.

Almeno 3000 operai delle costruzioni scendono in piazza dalle prime ore del mattino. C’è rabbia. Si blocca tutto e si punta verso il parlamento Victoria, ma non prima di aver bloccato strade ed autostrade.

Nei pressi c’è la polizia antisommossa. Carica i lavoratori, ma con poca convinzione (questo è l’impressione dalle immagini).

L’obbligo di vaccinazione e la chiusura dei cantieri, se agli operai a questo punto senza paga crea profonda rabbia perchè non vogliono piegarsi al ricatto del governo, in generale crea sconcerto essendo l’Australia uno dei paesi meno colpiti dal Coronavirus. La polizia è comandata a caricare e disperdere il corteo. Sono cariche di “contenimento”, ma agli operai salta il boccino.

Nel ripiegare in massa alcune auto della polizia rimangono incastrate nel traffico. Gli operai a gruppi di centinaia le assaltano.

I media nazionali Australiani commentano “la protesta si trasforma in violenza ingiustificata ed irrazionale”, altri “riot nei pressi del Victoria’s Parliament” e ancora “auto della polizia attaccate”.

#melbourneprotest #continued – 22 settembre 2021 approfondimenti.

Di fatto la giornata di ieri è stata la terza giornata consecutiva di forti proteste a Melbourne in Australia contro l’obbligo di vaccinazione caratterizzata dalla presenza degli operai delle costruzioni che di vaccinarsi non ci pensano proprio.

A Melbourne sembra che non si tratti di minoranze di lavoratori esitanti alla “vaccinazione anti covid-19”, ma della parte maggioritaria degli operai. La rabbia degli operai nelle strade e agli incroci della città ha impegnato fino al pomeriggio inoltrato la polizia, muovendosi, disperdendosi e poi ricomponendosi attraverso i viali. Non c’è stato cordone della polizia in tenuta anti sommossa che non abbia dovuto schierarsi su due linee, con la seconda a guardarsi le spalle.

Verso le 16:00 (e le danze sono cominciate verso le 10:00 del mattino) un gruppo folto di lavoratori ha sorpreso i blocchi della polizia e si è diretto in massa sotto il quartier generale della CFMEU in Elizabeth street, la principale Union sindacale dei lavoratori delle costruzioni (circa 144 mila operai iscritti, di cui circa 30 mila nello Stato di Vittoria). I lavoratori hanno attaccato la sede principale del loro sindacato, distruggendo le vetrate dell’ingresso e le finestre del primo piano con lancio di sassi. La polizia, sempre in maniera timida è intervenuta per disperdere i protestanti. L’atteggiamento delle forze dell’ordine poco irruento è forse determinato da un calcolo politico del governo laburista che nel frattempo è schierato deciso per l’estensione dell’obbligo di vaccinazione dei lavoratori delle costruzioni o l’intera industria verrà fermata.

Un aut out che esprime appunto che non ci si trova davanti a qualche “capoccia dura” di un pugno di operai, ma della sua componente maggioritaria. Circa l’atteggiamento della polizia c’è anche da tener in considerazione che mentre avanzava in forze er mettere in sicurezza la sede del CFMEU, una seconda linea a distanza si guardava le spalle per evitare accerchiamenti a sorpresa.

I media parlano di una protesta e di caos nella città provocato da 3000 manifestanti. Di fatto il calcolo sfugge dalla dinamica di piazza effettiva. C’è un grosso che avanza compatto ed altri gruppi di centinaia che si muovono a macchia di leopardo. Mentre al mattino i visibili 3000 lavoratori ingaggiavano battaglia nei pressi della piazza del Parlamento altri gruppi bloccavano ponti e superstrade. Alcune riprese televisive dagli elicotteri delle TV nazionali hanno mostrato camion e rimorchi senza tetto con sopra gruppi di 50 o più lavoratori. I media si domandano sulla inefficacia della polizia a disperdere i manifestanti durante le prime ore del mattino.

Forse erano di più dei 3000 che abbiamo potuto catturare con le immagini da terra seguendo lo spostamento delle truppe della polizia? Si sono aggiunti folti gruppi esterni agli operai che hanno agito in maniera autonoma?

A rimuovere ogni dubbio ci ha pensato il capo della polizia dello Stato di Vittoriache ha – in accordo con le autorità politiche di governo locale – decretando per Mercoledì 22 settembre (oggi) la città “NO FLY ZONE” per gli elicotteri dei media e delle TV, ogni ripresa dall’alto sarà vietata. Che non si veda quel che accade, anche perchè la stampa dalla strada non è ben vista dai manifestanti e deve stare al riparo dietro le linee della polizia. Insomma a questi operai e lavoratori, che con tattiche di strada sono tre giorni consecutivi che stanno portando il caos a Melbourne, appare chiaro quali siano i loro obiettivi:

  • il governo e l’obbligo di vaccinazione;
  • la stampa mainstream che fa “l’imparziale” sostenitore dello stato di emergenza;
  • la formale organizzazione ed union sindacale che rifiuta l’opposizione con la lotta.

Solo dopo le 17:00 la protesta si è smaterializzata improvvisamente. La notizia circa la battaglia sul campo varia: 2 feriti tra le fila della polizia, 62 o circa 200 arresti tra le fila dei manifestanti. Tra 62 e 200 c’è molta differenza (anche in termini di partecipazione di massa).

#MelbourneProtests – 23 settembre 2021 – riassunto di immagini e video dell’irruzione operaia nelle lotta contro la vaccinazione obbligatoria di massa.

Classe Operaia in Action.

Ecco come la classe operaia dell’industria delle costruzioni in Australia intende contrastare la pandemia….

La sequenza di immagini circa l’irruzione inaspettata ed imprevedibile della classe operaia di Melbourne nella lotta contro la vaccinazione di massa capitalistica è stata commentata sul sito Anti-Empire nel seguente modo (traduzione sommaria in italiano di Noi non abbiamo patria):


Colpo di scena: dopo 18 mesi sdraiati, l’Australia scoppia in alcune delle proteste di culto anti-COVID più vivaci al mondo

Onore restaurato.

Australia, bentornata tra i vivi.

Le proteste non sono nemmeno così grandi. L’energia in mostra non è nemmeno il risultato di quanti partecipano, ma di chi sono guidati: gli operai edili.

Le proteste sono state precedute dalle minacce che chiunque non si vaccinasse sarà “bloccato fuori dall’economia”.

I costruttori rappresentano un sesto di tutte le morti sul lavoro in Australia . (Inutile dire che il resto ricade su agricoltori, pescatori e conducenti di carrelli elevatori, non su poliziotti, professori e parassiti della “salute pubblica”.)

Fare un lavoro che mette effettivamente a rischio la vita e l’incolumità fisica e poi farlo chiudere da segaioli della classe media perché c’è un’influenza in giro… E poi essere minacciati dalle stesse classi di Zoomer (molte dei quali campano con le tue tasse in dollari) che – a meno che tu non prenda parte ai folli rituali di virtù che loro fanno – tu e la tua famiglia morirete di fame ed è piuttosto qualcosa di insopportabilmente sfacciato.

Per favore assicurati di essere vaccinato mentre sei sospeso in cielo su pali d’acciaio. 
Non vorremmo che inciampassi nei nostri ospedali

L’aspetto più eclatante della rivolta australiana è quanto questa assomigli a una guerra di classe. Perchè lo è. Operai edili in rivolta contro i cani al guinzaglio della classe media di Zoom. Ma in realtà era sempre stata una guerra di classe. Dal marzo 2020 questa è stata una guerra di classe contro la classe operaia. Una guerra di classe dall’alto contro il basso. Una guerra di classe per subordinare tutta la società e tutta la vita al nevroticismo borghese e alla nuova religione demente,  e per controllare, umiliare e spingere ulteriormente nel fango l’empia classe operaia, se possibile. Ciò che è cambiato ora è solo che la guerra di classe ha smesso di essere unilaterale mentre la classe operaia sta finalmente combattendo.

La guerra di classe secondo il trend sperato nei gruppi di sinistra [in originale leftist – che indica anche sinistra radicale] nei loro giorni giovanili è qui, ed è contro di loro.


E la classe operaia italiana nella pandemia?

Il dubbio si fa strada a fatica tra i lavoratori italiani, ma le domande sono lì che aleggiano nel conflitto, nel sottofondo quando esso si manifesta in maniera un po’ più significativa. La domanda implicita su come proteggere la propria salute che trova come una risposta “solo una sana economia è la condizione essenziale per la salute pubblica di tutti” forse non convince del tutto ed il dubbio affiora.

Dario Salvetti delegato Fiom, una delle voci rappresentative del collettivo di fabbrica GkN di Campi Bisenzio, fabbrica occupata dopo il licenziamento in tronco di tutti i lavorati per impedire che i macchinari vengano delocalizzati altrove, chiude la manifestazione operaia di sabato 18 settembre col suo intervento dal palco. In chiusura del suo discorso, dopo aver citato le recenti morti di operai rimasti stritolati dal macchinario e dal profitto, Luana e Giuseppe, aggiunge poche ma significative parole piene di domande e di incertezze…

… Ci siamo resi conto partecipando alle discussioni nazionali in questo periodo quanto sia sentito nei luoghi di lavoro il tema del green pass.  Noi non abbiamo avuto tempo di discuterlo perchè siamo stati trasformati in cittadini di serie C, noi abbiamo tempo solo di pensare a quelle lettere di licenziamento, quindi non siamo entrati nel merito della questione del green pass. Peró noi vi preghiamo di tenere presente questo. La discussione sui vaccini, sulla responsabilità pubblica, su cosa significa oggi prenderci cura l’uno dell’altro, ce la facciamo tra di noi, perchè Confindustria non ha diritto a fare questa discussione, Confindustria è squalificata per fare questa discussione. State zitti, state zitti che cosa state combattendo? la pandemia? ma di che cazzo parlate, Giuseppe ce l’aveva il green pass…”

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