Gli Stati Uniti d’America e la vaccinazione di massa capitalistica

Introduzione

Prima di affrontare l’argomento in oggetto è necessario richiamare brevemente lo scenario europeo.

Abbiamo assistito in Europa nelle due settimane precedenti una composita e generalizzata mobilitazione contro le misure dello stato di emergenza imposta dagli stati, che nulla hanno a che fare con la protezione e la tutela della salute pubblica.

In Francia durante il mese di Gennaio dalle periferie degradate delle città francesi divampava una generalizzata mobilitazione contro il security bill di Macron. Nemmeno due mesi dopo dalla Londra di Brixton (immigrata, multirazziale e di lavoratori), da Manchester e dalle città della deindustrializzazione degli anni ’80 e ‘90 avveniva la stessa reazione spontanea nelle piazze contro il security bill di Boris Johnson. Le immagini di quei giorni sono state davvero simili: mobilitazioni di piazza che si confrontavano duramente con le forze di polizia in tenuta anti sommossa. Quelle stesse scene oggi si ripetono a partire dall’ultimo mese in Inghilterra, Francia e Germania contro le ultime articolate misure dello stato di emergenza sanitaria. E da ultimo, seppure con minor vigore, abbiamo assistito anche in Italia ai primi tentativi di messa in discussione di questo stato di cose imposto dallo stato e dal governo.

Apparentemente dissimili tra loro sono le piazze di Londra, Berlino, Parigi e dell’Italia. Le prime due contro le misure di restrizione sanitaria rafforzate per contrastare la cosiddetta variante D del virus. Le seconde due contro le prime misure in cui la vaccinazione di massa capitalistica si caratterizza secondo le linee della vaccinazione obbligatoria. La moderata Germania del cancelliere Merkel (restia ad introdurre le misure del lasciapassare sanitario attuato da Italia e Francia) ha ordinato uno spiegamento di polizia notevole ed una repressione violenta delle manifestazioni di Berlino con il risultato di centinaia di arresti, pestaggi ed anche un morto tra i manifestanti. Decine di arresti sono stati eseguiti il 26 Luglio di fronte a Westminster durante gli scontri tra manifestanti e polizia anche nella Londra di Boris Johnson, che al momento medita per l’autunno una sorta di green pass morbido necessario per entrare nei night club e discoteche.

Articolazioni differenti del rafforzamento dello stato di emergenza a tutti i costi che sta prevedendo solo il bastone, e non ci sarà meraviglia che Inghilterra e Germania, al momento titubanti, anche essi seguiranno Italia e Francia con le prime misure dell’obbligo al vaccino, ossia alla inoculazione di un farmaco sperimentale su centinaia di milioni di persone. Il vaccino sperimentale ecco il placebo rassicurante di fronte ad una pandemia in cui le possibilità di averla vinta sul virus ha abbondantemente superato il suo punto di non ritorno (c’è una abbondanza di materiale che dimostra che la curva epidemiologica di questo Luglio 2021 è di gran lunga superiore (in termini di ospedalizzazioni, ospedalizzazioni in terapia intensiva e decessi del precedente Luglio 2020), che chi non è accecato dal placebo capitalista può trovare a disposizione sulla stampa main stream.

L’operazione green pass di Macron e del Primo Ministro Draghi – terrorista aggiungerei (“chi non si vaccina muore…” e sarà causa della morte di altri) – ha sortito il suo primo effetto che le forze impersonali del capitalismo marcescente – nella sua difficoltà a re invertire il corso di una crisi economica, sociale, della natura profonda e della pandemia e governarne le contraddizioni che appaiono ingovernabili – ha sortito, nonostante e purtroppo la determinata mobilitazione in Francia (dove settori della CGT di tutte le categorie del lavoro premono per lo sciopero generale dei lavoratori contro l’obbligo di vaccinazione negli ospedali e contro il passaporto sanitario) l’effetto voluto: la corsa ai centri vaccinali di tante persone fin qui esitanti e riluttanti a subire questa sperimentazione di massa su cavie umane.

il blog Noi non abbiamo patria si scusa per gli ovvi errori di battitura presenti nel testo qui di seguito, ma la velocità dei fatti impongono un chiaro schieramento che é prioritario alle correzione di stile.

Per quanto concerne un primo bilancio di queste mobilitazioni e l’amara constatazione della sinistra anche antagonista e del sindacalismo di base (totalmente silente) alla sottomissione forzata al rigido stato di emergenza, il blog Noi non abbiamo patria rimanda integralmente alla riflessione delle compagne e di compagni de il Rovescio che potete leggere qui. Così come circa i fatti occorsi durante le proteste di Berlino e la risposta violenta dello Stato è possibile farsene un’idea sul sito dei compagni del Nucleo Comunista Internazionalista qui.

Di fronte anche ad una campagna politica generale determinata dalle stesse forze impersonali del capitalismo, che già prepara lo scarico di tutte le responsabilità di una crescita della curva pandemica a chi, nonostante il bastone dello Stato, si renderà ancora indisponibile al vaccino, che solca nel profondo della società anche le condizioni per una mobilitazione sociale contro i no green-pass, i ceti piccoli borghesi social fascisti, i sottoproletari accecati e usati come forza reazionaria dalla borghesia, gli immigrati non civilizzati e clandestini, tutti untori e responsabili di una eventuale nuova ondata pandemica, Noi non abbiamo patria invita a trarne le giuste conclusioni dal dato di Israele di pochissimi giorni fa. Nonostante il livello della vaccinazione abbia superato le cosiddette soglie per la immunità di gregge (di cui la stampa e le classi dirigenti parlano a sproposito per gli allocchi), la curva epidemica ha ripreso a salire raggiungendo numeri superiori a quelli del Marzo scorso, dove si scrive “il 42% dei pazienti ricoverati in condizioni gravi non è vaccinato contro il covid19”, omettendo l’ovvio matematico che dunque il 58% degli ospedalizzati in condizioni gravi riguarda le persone già vaccinate (e Israele non ha usato il balsamo per capelli di Johnson & Johnson’s).


La campagna vaccinale capitalistica di massa negli Stati Uniti d’America

Perché guardare agli Stati Uniti d’America?

Guardare a cosa si muove nel sotto strato sociale degli Stati Uniti d’America consente una riflessione capace di spiegare i fatti europei al di là della narrazione delle classi dominanti, i cui interpreti sono la politica di governo e della classi dirigenti politiche borghesi di maggioranza ed opposizione, la stampa borghese, la scienza borghese e la medicina borghese. Perché non solo è nel cuore degli USA che la crisi generale e sistemica del capitalismo si estende al mondo. Non solo perché esso è il paese della catena imperialista dove la pandemia ha colpito e continua a colpire duramente (più di 100 mila nuovi casi ieri 6 Agosto e circa 700 decessi nella fase di calo della oscillazione della pandemia) evidenziando la profondità della polarizzazione sociale tra le classi, dove le vite dei proletari e dei nuovi operai dell’agrobusiness, degli impianti di macellazione delle carni, della logistica e anche nelle carceri sono state colpite duramente mai come altrove nel ricco, grasso e democratico occidente, esacerbando la struttura razzista del capitalismo dove gli sfruttati black, latini, immigrati, colorati e le donne sono stati in proporzione i più falciati dal virus. Ma soprattutto perché nel corso del 2020 inediti sussulti di insorgenza di nuovo proletariato composito e di contro insorgenza delle classi medie sono state anche espressione di un profondo scricchiolio della società americana dove tutti si riconoscevano come popolo interclassista nello Stato federale e nella Casa Bianca fino a qualche anno fa.

La riflessione sul procedere dello stato di emergenza, della campagna vaccinale capitalistica di massa e delle contraddittorie opposizioni ad essa negli Stati Uniti offre un quadro della ingovernabilità delle contraddizioni della crisi generale e del sovvertimento di tutte le relazioni sociali e di classe che fin qui avevano assicurato la saldezza dell’ordine capitalista negli USA e dunque nel mondo intero.

Andiamo al punto.

Sappiamo che negli Stati Uniti non vi è obbligo federale alla vaccinazione e che il 47% della popolazione sembra non avere intenzione alcuna ad inocularsi il novello “vaccino”. Il 47% è la media nazionale, ma in alcuni stati la percentuale di chi è vaccinato è stazionaria al 35% della popolazione dello Stato.

Apparentemente questo potrebbe non costituire un problema vista la struttura del servizio sanitario degli U.S.A., dove di certo il sistema delle assicurazioni avranno e già hanno vita facile a non risarcire le spese delle eventuali ospedalizzazioni da covid19, dove il nuovo proletariato giovanile non ha alcuna copertura per i giorni di malattia, mentre c’è una rapida crescita in alcuni stati dei casi da variante D, seppure davvero con sintomi ancora non così tragici (“cosa sono 700 morti su 100 mila nuovi casi, un misero 0,7%” ci dirà lo schifoso ed asservito tecno-scienziato borghese).

Non di meno lo scenario è preoccupante ed una area bipartisan di democratici e di repubblicani (con i repubblicani ovviamente più restii) è costretta a mettere in discussione uno dei pilastri della democrazia liberale dello stato democratico: lo stato e le sue articolate istituzioni possono limitare la “libertà di scelta del libero cittadino medio” ed avviare forme di obbligatorietà tramite legge alla vaccinazione contro il covid19?

Una delle modalità che l’amministrazione Biden arrabbiato sui media ha suggerito agli stati ed ai governatori dove i tassi di vaccinazione sono davvero bassi è quello di incentivare con 100 dollari in pronto cash tutti i cittadini esitanti che si recheranno al cittadino che si reca al centro vaccinale dello stato o della città. Andrebbe riflettuto che questi 100 dollari utili per convincere la persona a subire quello che egli ritiene una sperimentazione assomigli molto alla elemosina che le multinazionali del farmaco elargiscono alle famiglie del continente africano per concedere i loro i bambini ed i giovani alla sperimentazione della loro merda, che poi salverà le vite nel ricco mondo imperialista. Ma andiamo oltre.

Un sondaggio del The Economist ha provato a ricostruire il profilo dell’americano medio che non intende vaccinarsi comparato con chi si è vaccinato o ha dichiarato che è favorevole a farlo.

Chi è restio a vaccinarsi e chi è più propenso secondo le categorie usate dal sondaggio? 

Chi ha votato Trump è 13 volte più restio di chi ha votato Biden, ma lo scarto si riduce notevolmente tra chi si dichiara conservatore rispetto a chi si dichiara liberale.

Chi possiede una educazione post graduata per circa il 60% è propenso a vaccinarsi; chi ha un diploma dell’high school o inferiore più del 50% non è propenso a vaccinarsi. 

Nella categoria dei redditi medio bassi (<50k dollari l’anno) più del 55% degli intervistati non intende vaccinarsi; chi percepisce un reddito superiore di 100 mila dollari l’anno al 51% intende vaccinarsi. 

Tra i neri circa una misura che oscilla tra 25% ed il 30% non intende vaccinarsi, tra i latini la percentuale è di poco minore e tra i bianchi circa il 60% non intende vaccinarsi. Ma ci sono altri sondaggi che ribaltano la fotografia sostenendo che la percentuale dei neri che non intendono vaccinarsi sia viceversa del 75% tra i neri e di più del 60% tra gli ispanici, mentre democratici liberali, gli alleati delle istanze del popolo black e pronti ad allacciare buoni affari con il ceto medio black e latino, lamentano che la campagne di vaccinazione stenta tra le comunità e nei quartieri dei black appunto come conseguenza del razzismo sistemico dei bianchi.

Chi vive nelle grandi città o nelle suburb metropolitane più grandi per il 55% è favorevole alla vaccinazione; mentre chi vive nelle exurbs o nelle aree rurali solo il 40% è favorevole a vaccinarsi o è già vaccinato. Le donne si dividono al 50%, mentre tra i maschi il 60% è favorevole.

I cristiano evangelici bianchi sono quelli più esitanti o reclutanti al vaccino rispetto ai cattolici ed ai protestanti sia black che bianchi.

Al di là delle soglie e categorie statistiche utilizzate non siano affidabili (per esempio le classi di reddito non dicono nulla quando il 44% dei lavoratori – circa 53 milioni – percepisce un reddito di 18000 dollari l’anno, oppure è completamente trascurata la composizione dei favorevoli / non favorevoli al vaccino per fasce generazionali), comunque la sondaggistica secondo i raggruppamenti sociali dettati dalla statistica borghese offre spunti interessanti per comprendere una realtà complessa e composita. 

Inoltre il concetto di middle class secondo gli USA non corrisponde esattamente alla collocazione all’interno della divisione sociale del lavoro o all’interno della catena generale della produzione di plusvalore e della sua trasformazione in profitto attraverso la circolazione del capitale. La middle class qui è l’americano medio, bianco, che vive nell’ordinata suburb metropolitana che ha modificato la geografica capitalista in tutti gli anni ‘50 e ’60, la risultante dell’ascensore sociale da raggiungere, il mito americano ora in preoccupante declino con l’esaurimento del ciclo espansivo della accumulazione capitalistica dopo guerra. Il tipo middle class man o woman è un piccolo imprenditore di sé stesso, un piccolo borghese, un libero professionista, ma è anche l’operaio specializzato delle grandi industrie dell’auto simbolo della forza capitalistica degli USA nel mondo, un lavoratore dalle alte paghe orarie (dove nella catena di produzione e della divisione del lavoro occupa posizioni di privilegio nei confronti degli operai  neri), possiede anche esso come il ceto medio borghese secondo la sociologia eurocentrica una casa (di cui paga un mutuo) con giardino, due figli al college (di cui paghe le rate tramite indebitamento), due macchine per nucleo familiare ed un cane. Insomma anche il salariato della fabbrica che è “classe operaia” nello stabilimento ed all’interno del processo industriale, è ceto medio nella vita e nelle relazioni sociali fuori dalla fabbrica. Nella middle class ora ci sono anche ampi settori della black e latin middle class migrati dalle downtown caotiche e violente nelle bianche suburbs, portando con loro un carico di contraddizioni e sconvolgendo la geografia capitalista quando la crisi ha cominciato a mordere le condizioni di vita complessive di questi settori sociali e soprattutto dei figli della black middle class e white middle class. Dove i giovani figli black e spanish delle generazioni X e Z vivono la condizione del proletariato senza riserve, lavorano con le peggiori paghe orarie nel circuito della GIG economy, in molti casi protagonisti dei riots, dei saccheggi e delle proteste durante i mesi della rivolta per George Floyd (Rochester NY è un eclatante esempio), dove il tutto ha reso le suburb degli States da paradiso a luoghi caotici, disordinati e spesso violenti, dove il tipico medio borghese di mezza età in perdita di collocazione è dipendente di farmaci carichi di oppiodi e finisce nella depressione auto distruttiva.

Soprattutto la statistica è un fotogramma che non tiene conto dell’inedito composito conflitto sociale, fatto di sussulti di “insorgenza” proletaria e “contro insorgenza” del 2020 che si è spinto fin dentro il 2021.

Di cui gli ultimi inediti botti sono stati la tornata elettorale, che mai prima nella storia delle democrazie occidentali il processo democratico si è visto così in difficoltà nel riassorbire nel suo regolare contesto elettorale le contraddizioni sociali ed il conflitto e la nuova forma della lotta di classe. Un inedito conflitto sociale che si concluso nei fatti dell’assalto al Capitol del January 6th. E di cui fa parte appunto la nuova ondata di rivolta, seppur con minor intensità e generalizzazione, di devastazioni, saccheggi e riots a Minneapolis ed in altre città a cavallo del processo di Derek Chauvin (che ha visto in quelle settimane 20mila truppe della guardia nazionale preallertate e schierate sul campo), l’assassinio di Duante Wright, l’aggressione delle forze democratiche della città, del sindaco democratico di Minneapolis per lo smantellamento della “free zone” di George Floyd Square, eseguito attraverso l’intervento delle ONG della black middle class (che hanno preso i soldi dal “defund” del bilancio del comune per pagare servizi d’ordine e operai disoccupati di mezza età neri nella rimozione del memorial a George Floyd) e protette da ingenti truppe di polizia; l’assassinio premeditato e di stato e delle forze di polizia federali di Winston Boogie Smith che lì nei pressi era andato a raccontare l’asservimento al capitale razzista della black mdidle class; e di nuovo il ravvio di nuove notti di saccheggio in tutta Minneapolis e nelle suburbs intorno contro questi fatti, la cui amara conclusione, nonostante la riconquista del proletariato meticcio dell’intera area intorno alla George Floyd Square, un suprematista bianco ha lanciato il suo pick-up a tutta velocità contro la barricata dei rivoltosi, travolgendo e ammazzando una giovane bianca di 33 anni (Deona Marie) sostenitrice e complice della rivolta schiantata lì sulla linea della barricata.

In questo composito film del 2020 si sono viste mille contraddizioni e difficoltà da parte dello stato a contrastare il virus, riassorbire la crescente conflittualità tra stato federale e governi degli stati dell’unione attraverso l’assetto costituzionale che appare inadeguato a gestire la controreazione del capitale alle contraddizioni che esso stesso determina.

Mentre alcuni stati democratici applicavano la chiusura dei centri commerciali (il che significa per le aree suburbane il blocco dell’insieme delle attività sociali e di riproduzione del valore capitalistico), gruppi armati della “middle class” sono andati ad occupare armati i Capitol di alcune città per imporre dalla piazza la revoca del lockdown. Poi in altre circostanze gli stessi soggetti sociali sfidare minacciosi i walk-out degli infermieri che viceversa richiedevano un decreto mai imposto a livello federale dell’uso delle mascherine, dileggiandoli al grido “comunisti, fake news, andatevene in Cina”. Durante quelle prime settimane di deciso avvio della pandemia negli USA la carne e la frutta veniva razionata nei market store e nelle catene della ristorazione a fast food, perché il covid imperversava nei principali meatpacking plant e nei fruit farm plant degli USA. Impianti e stabilimenti dove un nuovo proletariato immigrato, latino e nero avviava scioperi spontanei. Mentre Trump rassicurava la nazione che entro dodici giorni il razionamento della carne sarebbe stato risolto e mentre vari governatori degli stati e delle contee ordinavano la sostituzione dei lavoratori ammalati di covid19 con centinaia di lavoratori forzati delle galere, carovane di pickup aggressivi si affacciarono più volte di fronte alle linee di picchetto degli stabilimenti in sciopero, soprattutto nella Yakima Valley e contro i Fruit Workers immigrati mettendo bene in vista le loro armi.

Poi questa montante reazione borghese mossa dal primato del libero arbitrio, della libera imprenditoria, della produzione del profitto e della difesa della supremazia e del privilegio bianco capitalista contro chi invece rivendicava la priorità della tutela della salute dei lavoratori e di tutti, essi si sono trovati di fronte l’inedito moto del proletariato meticcio che in nome di George Floyd divampava in centinaia di città (fin dentro le più piccole contee rurali) e che ha visto scendere in campo 25 milioni di persone, di neri, latini, indigeni, bianchi nelle piazze. La fase di contro insorgenza si è caratterizzata con l’opera della black middle class tutta impegnata con i fondi del grande capitale democratico al riassorbimento dei primi sussulti di un nuovo proletariato razzializzato, e con la scesa in campo in maniera ancor più convinta ed “auto organizzata” (ed incoraggiata e sostenuta dal trumpismo 2.0, che poi ha scavalcato il suo leader che batteva in ritirata mentre le truppe del partito trumpista assaltavano il Capitol) proprio contro l’inedita mobilitazione proletaria persistente scoppiata improvvisa nel nome di George Floyd. 

Questa mobilitazione essenzialmente proletaria e di un proletariato giovanile senza riserve avviene perché non è più possibile vivere come prima, perché “enough is enough”, quando è troppo è troppo come ebbe a dire una giovane donna black dopo le prime notti di piena rivolta. La lunga estate del movimento per George Floyd è stato il momento più alto della rottura della logica della emergenza sanitaria per come attuata dal capitalismo. Di fronte alle proprie condizioni di vita aggravate dalla pandemia e dal razzismo il proletariato giovanile meticcio non ha potuto aspettare che l’emergenza pandemica terminasse. Anche gli infermieri delle mobilitazioni delle settimane precedenti si sono uniti nelle strade nei grossi cortei di New York, Washington DC e Chicago, covid19 o non covid19.

Oggi negli Stati Uniti i nuovi militanti delle nuove generazioni che la partecipazione alle vicende ed a fatti dell’insorgenza del 2020 li ha forgiati, adesso temono che nel riflusso di quel movimento e nel senso di perdita di potenza, possa prevalere in tanti giovani proletari il rifugiarsi in scelte come individuo e non come comunità, se il “proteggersi” col vaccino o “astenersi” alla campagna capitalistica della vaccinazione di massa possa essere dettata non come una presa d’azione collettiva, bensì individuale secondo l’ideologia borghese liberale.

Si teme che nelle comunità degli sfruttati razzializzati vi sia un ritorno al lasciar fare, alla noncuranza per se stessi e per la comunità, mentre aumentano in maniera allarmante i nuovi casi da variante D. Non ci si preoccupa di indossare la mascherina o una maschera perché serve correre dopo aver lanciato un sasso o una molotov, o essa serve perché l’aria è infestata dai tear gas della polizia. E quindi, quand’anche si è reclutanti alla vaccinazione anti covid19 attraverso un farmaco sperimentale lo si fa in modo passivo ed individuale. 

Quale è la fotografia corretta sulla percentuale dei neri che rifiutano il vaccino “anti covid” e perché sono riluttanti e se lo sono perché non si mobilitano come prima?.

Le aree di nuovi militanti che non si caratterizzano come “organizzazioni”, che, invece possiamo definire atomi ribelli o chiamarli come la nuova generazione di “antifa”) dicono che non è tutto buono e né tutto cattivo è cattivo se nelle comunità black c’è propensione a rifiutare il vaccino sperimentale.

La preoccupazione si fonda sulla loro esperienza, o perché sono black o perché essi sono bianchi ma come complici hanno partecipato alle rivolte realizzando collegamenti e relazioni stabili con i giovani proletari neri e spesso hanno subito il pugno più duro da parte dello stato borghese, muovendoli dall’area degli alleati bianchi del riformismo dei lavoratori piccolo borghese del secolo scorso, nell’area dei complici nel commettere il reato di violazione della proprietà privata. Sapete per esempio che per i fatti dell’incendio del terzo distretto di polizia di Minneapolis chi ha ricevuto la pena più alta – 4 anni senza condizionale e la condanna al risarcimento di 12 milioni di dollari – è un ragazzo bianco di 23 anni Dylan Robinson, identificato da una telecamera di sorveglianza e condannato con la triplice aggravante di aver acceso la molotov poi lanciata da un ragazzo nero ma col volto coperto, averne lanciata una seconda lui stesso, essere un “traditore della razza bianca” seppure non scritto tra i capi di imputazione?.

La sensazione che i messaggi sull’incedere della Variante D (fatto reale ed innegabile) preoccupano anche nelle comunità proletarie e tra chi ha partecipato convinto alle battaglie del 2020, ed all’interno di esse l’uso terroristico che lo stato ne fa non trova una impermeabilità in assenza di mobilitazione.

La stessa attenzione e preoccupazione dei nuovi antifa sparpagliati è presente verso cosa pensano i “più poveri”, vi è indifferenza al virus o cosa se la riluttanza alla vaccinazione cresce tra chi ha i salari più bassi? 

In sostanza, di fronte al fatto che non vi siano misure esecutive che obbligano l’uso di un green pass sanitario (e nemmeno all’obbligo della mascherina), ma al momento un diffuso e martellante dibattito da parte della Casa Bianca dell’amministrazione Biden e dei suo scherani, delle classi dirigenti e dei media (inclusi quelli conservatori) sul “problema” che metà America non è disponibile a farsi coinvolgere dalla campagna vaccinale degli USA e che quindi bisogna realizzare presto misure per convincere chi non si vuol convincere, i fatti che stanno accadendo in Inghilterra, Australia, Francia ed Italia vengono affrontati sul piano pratico e reazionale istintivo differente.

Si sa che la riluttanza al vaccino sperimentale negli Stati Uniti attraversa tutte le classi sociali e perfino tra le truppe dell’esercito federale, della guardia nazionale e dei distretti di polizia. Tre fattori si mischiano e si tengono insieme. 

1. La perdita di ossequio nei confronti dello stato e del delicato equilibrio costituzionale stato federale e governi degli stati (alcuni soldati della Guardia Nazionale che alzano il pugno al cielo mentre passa il corteo antirazzista che blocca le high way di Minneapolis e durante le violazioni del coprifuoco imposto, mentre in altre città, come a Seattle la stessa Guardia Nazionale non interviene a sostegno della polizia sopraffatta dalla rivolta che fonda il CHAZ nella downtown della città, ed il tutto avviene senza che l’ordine impartito dalla linea di comando della Casa Bianca, non si sa chi, dove e quando non arriva alla truppa attraverso il complicato equilibrio costituzionale tra i poteri dello stato federale e quello dei singoli stati dell’unione. Una perdita di ossequio che attraversa trasversalmente sia la parte della mobilitazione “insorgente” del proletariato meticcio che di quella della “contro insurrezione” del suprematismo bianco. Gli unici che continuano ad ossequiare lo stato e la democrazia è proprio quella black middle class che o con i soldi del grande capitale liberale (bianco e nero) o con gli spiccioli del “defund” è attiva con le sue ONG di contro insorgenza nei quartieri della comunità black, impegnata a colmare i buchi tra stato, National Health Service a la gente di colore per incrementare i tassi di vaccinazione sperimentale di massa.

2. La  perdita di fiducia nel sistema america in crisi che rafforza il dubbio stesso sui suoi vaccini sperimentali e le loro conseguenze “collaterali” di lungo periodo, di cui la conoscenza di queste è molto più diffusa negli States che qui da noi (miocarditi nei giovani, stati emorragici eccessivi nelle donne durante il ciclo mestruale, oltre gli “incidenti” fatali). E ancor prima che uscissero i vaccini anti covid, era fatto largamente conosciuto di questa nuova malattia chiamata “nebbia nel cervello” che è in conseguenza di aver contratto il virus Sars-CoV-2 nonostante il paziente non abbia manifestato sintomi gravi della malattia covid19.

3. Il riflusso del movimento inedito ed eccezionale del nuovo mostro proletario meticcio del 2020, di cui parte di esso vive un senso di “perdita di potere” nella azione espressa, sebbene complessivamente mantenga un posizionamento contro lo stato, vuoi che sia quello di Trump o che quello di Biden di cui non nutre alcuna fiducia, è esposto come il proletariato tutto alla martellante campagna delle forze impersonali del capitalismo per la vaccinazione capitalistica di massa.

L’America spaccata in due in tutte le sue componenti sociali circa la disponibilità e l’indisponibilità alla vaccinazione preoccupa, e non potrebbe non preoccupare, lo stato nelle sue diverse e federali articolazioni dietro le quali si esprimono gli interessi generali capitalistici. Nemmeno i 100 dollari che Biden propone con vigore ai governatori funziona. Tutto è aperto, l’economia non è più imbrigliata dai tenui lacci della emergenza sanitaria adottati negli Stati Uniti d’America. La GIG Economy è sui blocchi di partenza pronta a correre di nuovo, ma lo staff sguattero proletario e giovanile non offre le sue braccia sul mercato dell’offerta di lavoro pari alla domanda di forza lavoro richiesta.

Sarà paura del virus e mancanza di volontà a cedere al compromesso e alla inoculazione del farmaco sperimentale? In sostanza l’accumulazione del valore nella produzione dei beni “immateriali” del terziario non riparte, così come non riparte il consumo di massa, dunque attraverso la circolazione del capitale il plusvalore sociale prodotto non si trasforma in profitto per il capitalismo generale. Sarà colpa che i proletari senza riserve non ne possono più di essere spremuti come limoni a 4, 5 o 6 dollari l’ora?

Gli sta basta prendere lo stimulus check del governo federale o le seguenti cose insieme, la paura del virus ritenuto circolante in maniera permanente, la riluttanza alla vaccinazione sperimentale, le paghe orarie anche al di sotto del minimo federale di 7,25 dollari, l’assegno settimanale del governo che consente di evitare la scelta tra lavorare per campare e rischiare la salute, l’esistenza della moratoria degli sfratti fino ad pochi giorni a determinarne il suo atteggiamento? Ecco che è di vitale importanza per il Capitale e per lo Stato che la gente si convinca anche con le cattive a subire la sperimentazione vaccinale di massa, perché basta che uno dei fattori di cui sopra venga meno che improvvisamente si creeranno condizioni drammatiche per cui il proletariato giovanile percepirà sulla propria carne di non poter più vivere come prima nuovamente ed in maniera ravvicinata. Cosa accadrà a quel punto? Cosa accadrà adesso nella mezza estate che a fine Luglio la moratoria per l’esecuzione degli sfratti e scaduta? Impossibile farne una previsione.

La vaccinazione capitalistica di massa e le prime misure di vaccinazione obbligatoria.

Quindi il lasciar fare secondo il principio liberale che lo stato non deve interferire “dall’alto” sulla libera scelta del cittadino necessita di essere rivisto, rimodellato, ma è affare complicato visto che i processi del marasma sociale e del conflitto di classe attraverso nuove forme di insorgenza e contro insorgenza davvero profondi. Ma mantenerlo intatto tout court è un gioco troppo rischioso per il Capitale incapace di risolvere le sue contraddizioni riavviando un ciclo duraturo della accumulazione.

Chiariamoci non è che la società degli Stati Uniti ha bisogno di una legge federale proposta dalla Casa Bianca ed approvata dal congresso per imporre l’obbligo alla vaccinazione in diversi settori del lavoro della società civile. Già adesso alcuni stati ragionano della possibilità di imporlo per docenti e studenti nella cosiddetta scuola pubblica, così come questa mandato è già stato imposto dallo stato del Massachusetts fin dall’agosto 2020 per l’anno scolastico 2020/2021. Così come non vi è bisogno di una legge federale e dello Stato che imponga il vaccino anti-covid19 al personale sanitario affinché la l’impresa capitalistica proprietaria degli ospedali attivi nella estrazione del plusvalore che producono la “cura” e la “salute pubblica” ridotta a merce, ed i suoi lavoratori salariati, infermieri e personale ospedaliero che a quella accumulazione concorrono, non abbia margini di imposizione nel libero mercato capitalistico. Gli stessi fondi finanziari investitori dei vari ospedali, cui spesso sono anche gli stessi soggetti finanziari che investono nelle assicurazioni private sanitarie cui i lavoratori hanno disperato bisogno, già da parecchi mesi hanno avviato una campagna ed un ricatto micidiale sui salariati degli ospedali che potremmo riassumere col titolo no jab, no job! [no iniezione, no lavoro].

Si sa, inoltre che San Francisco, Los Angeles, e da ultimo a New Orleans i sindaci hanno imposto l’obbligo di vaccinazione per tutti i loro dipendenti pubblici, di cui soprattutto gli agenti di polizia e i poliziotti di strada e di quartiere sono l’oggetto attenzionato principale. A New York è attivo una sorta di green pass vaccinale, Excelsior Pass, sponsorizzata dal governatore Cuomo disponibile da scaricare su una app mobile sul proprio smart phone per l’accesso ai grossi eventi di massa (stadio, teatri, ecc.). Il Sindaco de Blasio lo ha esteso anche per i ristoranti e centri fitness mentre i teatri di Broadway si sono detti disponibile a richiedere l’attestazione della vaccinazione tramite app sia agli spettatori che agli addetti ai lavori al momento fino ad Ottobre incluso.

In altre città e stati – soprattutto dove la percentuale dei vaccinati è bassa – si pensa, si ipotizza alla obbligatorietà dell’uso della mascherina in tutti i luoghi pubblici se la Variante D continua salire (in alcuni stati il numero dei contagi per ogni 100mila abitanti sta raggiungendo se non lo ha già fatto il rapporto dell’anno precedente).

Ma di fatto lo stato ha davanti anche un’altra necessità impellente: l’esecuzione di milioni di sfratti a fronte della moratoria scaduta che riguarda dai 9 ai 12 milioni (alcuni media scrivono addirittura 13 milioni) di persone, che rischiano di essere evacuate con la forza della polizia dalle loro abitazioni. È un caso di scontro sociale dirompente alle porte e per restituire gli appartamenti ai gruppi finanziari immobiliari serve un dispiegamento di forze di polizia eccezionale, non si può arrivare col 20%,30%, o anche oltre dei poliziotti indisponibili perché ammalati di covid. La città di New Orleans impone così che il 100% dei poliziotti, vice poliziotti e riservisti deve obbligatoriamente essere vaccinata entro il 16 agosto. La forza impersonale economica degli USA ha forgiato il suo dominio su tutta la società edificando la dura torre della libertà suprema del libero cittadino circa le sue scelte, ora nella crisi generale è costretta a rimodellarla se non demolirne dei pezzi, ma l’affare è davvero complicato ed irto di incertezze.

Lo stato attuale del nuovo proletariato meticcio di fronte alla vaccinazione capitalistica di massa.

Come a partire dal Marzo 2020, ancora una volta ed a macchia di leopardo, dal Texas alla California, a Washington D.C. e a New York abbiamo assistito ai licenziamenti degli infermieri riluttanti, ed a manifestazioni spontanee con centinaia di lavoratori contro il ricatto no jab, no job. Queste mobilitazioni al momento sembrano non essere in grado di darsi un respiro più generalizzato e coordinato, e soprattutto sono isolate dal resto di quel proletariato giovanile protagonista delle rivolta contro il razzismo sistemico del 2020.

La lotta ospedale per ospedale è stata facilmente non solo silenziata nel confronto decisamente impari con l’industria capitalistica che della merce “cura” ne ha fatto una enorme fonte di plusvalore sociale estorto, cui i lavoratori degli ospedali concorrono a creare. Ma è stato anche facile liquidarli ed inquadrali nella massa indistinta della mobilitazione “negazionista del virus” degli alt-right del ceto medio bianco cristiano evangelico e di quello nero e latina.

In questa opera di denigrazione di questi lavoratori si prodigano verso i proletari neri e bipoc proprio quelle ONG ufficiali del Black Lives Matter, vere lobby capitalistiche della black middle class a servizio del grande capitale USA (quella organizzazione – fondata dalla ex presidente fondatrice Patrisse Cullors – che è stata ripagata dall’alta borghesia per la sua opera di “contro insorgenza” dei proletari neri, ricevendo fino a 90 milioni di dollari in donazioni in tutto il 2020 e soprattutto guarda caso dopo l’assassinio di George Floyd e l’inedita rivolta contro il razzismo sistemico).

Ma come guardano le nuove generazioni del proletariato meticcio e le sue parti più militanti dei dei nuovi antifa a tutto questo complesso panorama, centinaia di lavoratori degli ospedali che scioperano contro la minaccia dei licenziamenti, le manifestazioni anche al momento esigue della cosiddetta alt-right bianca e soprattutto alle manovre articolate dello stato e delle sue istituzioni nella campagna vaccinale di massa capitalistica? 

Il rischio a semplificare – in assenza di una ripresa di mobilitazione generale che non necessariamente sarà incentrata contro i vari Excelsior Pass vaccinali e contro la martellante campagna di vaccinazione capitalistica di massa, che c’è ed è ben attiva nella società degli Stati Uniti, ma sul complesso della sua condizione includente anche l’obbligo della sottomissione al vaccino sperimentale – e che la sua reazione si acconci che forse sarebbe meglio che tutti “si allineassero” e “si vaccinassero”, in questo modo io individuo proletario sfruttato avrei meno timore per la mia salute andando a fare lo sguattero nei Mc Donald’s, ed eviterai un maggior controllo da parte dello Stato – e questo ultimo elemento è un argomento che la black middle class, sempre più anti proletaria e reazionaria, sa sapientemente usare nella sua opera di convincimento dei neri proletari ad iniettarsi il farmaco sperimentale.

Di fronte agli slogan delle piazze francesi “vaccinate i poliziotti”, gli atomi anonimi più militanti sorridono, perché il problema lì è inverso, non vaccinate i poliziotti, che si ammalino pure così che lo stato possa avere meno forza armata a disposizione per eseguire gli sfratti. 

Ma, poi, rimane la domanda che impegna i nuovi militanti sorti dalla rivolte per George Floyd: come rafforzare quel senso di comunità per la tutela della salute dell’uno e dell’altro in una relazione reciproca all’interno di una composita comunità proletaria presa nel mezzo tra pandemia e riflusso della sua lotta? 

E da questa domanda ne discendono altre.

Chi sono i riluttanti più convinti alla vaccinazione sperimentale? E se fossero quella stessa composita forza sociale suprematista contro cui ci siamo scontrati, difesi e contro attaccato in centinaia di luoghi tra grandi città, aree suburbane, piccole contee e aree rurali durante la lunga estate del 2020? Se fossero gli stessi soggetti che per riprendersi il loro stato borghese hanno assaltato il Capitol il 6 Gennaio scorso?

Non è una sciocchezza porsi questa domanda. Soprattutto da parte di chi non ha indugiato nella lotta contro il razzismo sistemico del capitale, sfidando lo Stato borghese, le forze di polizia locali e federali, la guardia nazionale, violato il coprifuoco ordinato contro le rivolte, sfidato la pandemia, superato la paura del covid e per necessità non si è dato pena di violare le raccomandazioni e le linee guida dettate dallo stato di emergenza sanitaria.

Tutt’altra cosa rispetto a quanto abbiamo assistito ed ancora oggi assistiamo in Italia.

Ma c’è da dire che è il piano pratico che sposta in avanti i dubbi almeno in alcune aree fondandosi sull’esperienza del tumultuoso lungo 2020 chiusosi ad Aprile 2021, che hanno consolidato un paio di paletti:

– che la pandemia ed il virus non può essere estirpato, vinto, ma solo contenuto da una comunità sociale, dove l’uno si prende cura di tutti e viceversa;

– che lo Stato è chiamato a perfezionare i tratti generali sociali della “sorveglianza” capitalistica, che non è una preoccupazione paranoica da complottista, ma il frutto di una esperienza concreta vissuta sulla propria pelle, dove oggi e più di prima dopo i fatti del Capitol 6th FBI ed intelligence federali danno la caccia a tutto quanto è vagamente anarchico, comunista, antifa, vuoi che sia black o white.

Guardate, non è un caso che le manifestazioni di queste settimane in Inghilterra e Francia siano state precedute da ampie rivolte generalizzate contro i security bill di Johnson e Macron dalla caratterizzazione giovanile e meticcia. Mentre in Italia nonostante i ripetuti anatemi contro i “decreti salvini”, per mesi e mesi si è quasi proclamato scioperi e manifestazioni a seconda delle previsioni sul cambiamento di colore delle regioni, ed è mancato solo la conduzione dello sciopero virtuale su Zoom. Abbiamo perfino docili pagato le multe per assembramento durante gli scioperi notturni oltre il coprifuoco sanitario. Certo, sarebbe stato impossibile non pagare quelle multe quando la massa generale dei lavoratori è rigorosamente rispettosa delle regole dello “stato di emergenza sanitaria” nazionale.

Quello che viene riportato qui di seguito è il risultato di due giorni di dibattito su questi temi in una delle varie chat nelle reti digitali prevalentemente animata da questo nuovo sentimento militante seppur dai caratteri apparentemente ingenui ed immaturi

Sicuramente la sintesi della discussione sulla variegata e martellante campagna vaccinale capitalistica non è rappresentativa dello stato attuale del composito proletariato meticcio giovanile che abbiamo visto in rivolta nel lungo 2020. Forse le mie valutazioni, del blog Noi non abbiamo patria, possono apparire “impressionistiche”.

Una prima bozza di sintesi delle questioni e cosa si muove all’orizzonte prossimo ravvicinato.

La sintesi ha sgombrato dal tavolo tutto quello che appare inutile, che ad animare la riluttanza al virus siano “terrapiattisti e negazionisti”, ecc. così come la discussione sul “minor danno” se ti vaccini o non vaccini è stata proiettata nella sintesi schematica del gruppo amministratore su altre sponde ed altri terreni di battaglia. Non c’è una intenzione immediata a mobilitarsi né ad avviare una campagna specifica contro il vaccino sperimentale, contro la sperimentazione di massa capitalistica sugli “uomini-topi” da parte di queste aree militanti.

Il punto dirimente che un po’ ha messo d’accordo le varie particelle elementari subatomiche è su cosa essa sia: che facciamo se lo stato rafforza, martella la campagna vaccinale ed infine decreta l’obbligo al vaccino per tutti?

La sintesi che ne fanno è riportata qui di seguito con tre semplici punti copiati da questo blog dalle loro chat digitali in rete.

1. citando modi in cui altre leggi/strumenti di sorveglianza, una volta messi in atto, non scompaiono mai e vengono utilizzati contro la “sinistra”, come le leggi antiterrorismo post 11 settembre, o le informazioni raccolte dai traccianti dei contatti COVID già in fase di consegna alla polizia. Essere veramente coerenti e intransigenti con il messaggio: “lo stato non utilizzerà mai la sorveglianza per bontà e tenterà sempre di espandere il suo uso oltre lo scopo originale”.

2. Inquadrare il comportamento apparentemente irrazionale delle persone anti-vax o “incuranti” come una reazione in qualche modo ragionevole al sentirsi impotenti – rifiutare un vaccino o andare a una festa è una delle uniche cose che si sentono “liberi” di fare. La soluzione per le persone che si sentono impotenti non è fare ulteriori tentativi per controllarle… è aiutarle a sentirsi autorizzate. Le persone non si lasciano conquistare dai rimproveri e dalla coercizione. Dobbiamo concentrarci su soluzioni che aiutino a mantenere le persone al sicuro e le aiutino a sentirsi motivate a prendersi cura di se stesse e delle altre persone. Avere la possibilità di rimanere a casa senza dover pagare l’affitto o il debito con una qualche forma di UBI/stimolo renderebbe possibile non dover scegliere tra andare a lavorare o stare a casa in caso di malattia. Avere test rapidi gratuiti (non collegati a un’app! solo l’analogico che sono come i test di gravidanza) consegnati a casa di tutti in modo che possano fare test settimanali consentirebbe loro di prendere decisioni più sicure e premurose sul loro comportamento e sull’impatto sugli altri. test rapidi gratuiti anche presso aziende ed eventi. dovremmo passare a un modo di pensare di “riduzione del danno”, perché siamo ben oltre il punto di poter “fermare il covid”. se vuoi “fidarti della scienza”, c’è un’abbondanza di ricerche scientifiche sociali che mostrano che la riduzione del danno è ciò che funziona e che richiede il rispetto dell’autonomia delle persone e il non giudizio.

3. Identificare il vaxpass e altri controlli statali come un’estensione dello stato di polizia e sottolineare come sostenere tali misure contraddica le affermazioni di essere un “abolizionista”. (Questo ha risultati contrastanti e le persone si mettono sulla difensiva. Penso che almeno dia alle persone una pausa.) [n.d.r: per riflettere?]

Non chiediamo loro l’impossibile, non soffermiamoci sulle “illusioni riformiste” o di un volontarismo soggettivista che ogni comunista puro potrebbe additargli. Così come rendiamoci contro perché è messa in secondo piano la denuncia del cosiddetto vaccino è un farmaco sperimentale e che il grande capitale deve attuare per necessità impersonali una sperimentazione di massa sugli umani ridotti a cavie da laboratorio.

Non sfottiamo le chimeriche illusioni del punto 2 o le sue debolezze ed incertezze. Il centro del discorso risiede non su cosa dovrebbe garantire lo Stato democratico nel corso di una emergenza pandemica, ma sul recupero di un comportamento cooperativo e solidale degli individui come una comunità collettiva di nuovi proletari senza riserve. Molto di più dei roboanti “tu ci chiudi, tu ci paghi” o il “salario di cittadinanza o reddito di cittadinanza” invocato dalle piattaforme della sinistra anticapitalista di qui come fini a se stessi, come mera – seppur sacrosanta – rivendicazione del salario. Perché dietro le chimere di queste aree militanti antifa c’è lo stesso messaggio del vogliamo il “salario garantito”, ma in loro il cuore del problema è la saldatura ed il recupero di quel  senso di comunità collettiva, dell’uno che si prende cura dell’altro e della comunità, che ha consentito alla rivolta del proletariato meticcio di tante piazze di resistere alla violenza dello stato e di quella dello squadrismo bianco e talvolta a causarne il loro battere in ritirata. Un qualche cosa che appare un po’ meno centrato sul volatile ed anacronistica lotta per il salario, cui l’unità di intenti di un intero corso storico del ‘900 degli operai era il mezzo e non il fine, seppure ricco di un valore di esperienze immenso per il futuro.

Il terzo ed ultimo punto racchiude tutta la dimensione del conflitto sociale che ha caratterizzato in forme totalmente nuove il panorama della lotta abolizionista (di classe) che questo nuovo proletariato meticcio ha ingaggiato nel corso del 2020 ed oltre.

Tutta la discussione, di cui i punti sopra ne sono la sintesi, è continuamente attraversata dalla preoccupazione legittima e nemmeno tanto lontana dalle possibilità reali, che a fronte di una decisa azione vaccinale obbligatoria da parte dello stato o dei singoli stati dell’unione i primi ad avviare una ampia mobilitazione sociale possano essere proprio quei settori sociali che costituiscono il partito di massa e militante del trumpismo 2.0. Ma questa preoccupazione non li porta all’astensione dalla irrinunciabile necessità di schieramento contro lo stato democratico nella pratica, non nelle chiacchiere, e contro i vaxpass a stelle e strisce.

Tant’è, leggete bene, leggete bene questo terzo punto, cari discepoli del “Che fare?”. Questi atomi militanti intuiscono usando un linguaggio per nulla marxista nel ribadire l’irrinunciabile schieramento contro lo Stato ed ad ogni tipo di vaxpass, che l’astensione dallo schieramento contro l’articolazione effettuale del dominio del capitale sociale attraverso il suo stato borghese sull’intera società e su tutte le classi sociali, non avvicina ma allontana dal solco processo rivoluzionario (che comunque si darà a prescindere da quanto facciano i comunisti). Tanto di cappello!  

Se in Italia ad Udine la gente seduta ai tavoli dei bar all’aperto insulta i “no green pass” che sfilano in corteo, se a Piazza del Popolo la polizia si frappone tra due distinte e conflittuali composizioni “no green pass” (indipendentemente se tutti i soggetti siano ritenuti “piccolo borghesume”) appaiono all’oggi piccolezze, ma che possono prefigurare prossimi scenari di mobilitazioni sociali contrapposte più diffuse.

Negli Stati Uniti d’America la profondità della polarizzazione sociale e della crisi in marcia potrebbe rendere quel prossimo più ravvicinato, più contrapposto e possibilmente anche con situazioni di conflitto che chiamano in causa l’integrità costituzionale dello stato federale.

Nel sottofondo del dibattito, di cui l’obbligo decretato alla vaccinazione per le forze di polizia è parte integrante, c’è il più grande dispiegato sfratto di massa inimmaginabile alle porte, dai 9 ai 13 milioni di proletari o piccoli borghesi definitivamente proletarizzati coinvolti, che vedrà nelle downtown di vaste aree urbane sorgere improvvise township di tendopoli in stile Sud Africa ma non di soli neri, ma di neri, latini e bianchi, una valanga di crisi sociale e caos ingovernabile che la crisi generale sta preparando. Quale sarà la reazione proletaria non è possibile prevedere, ma di certo non potrà non includere la sostanza ed i tratti della lotta contro lo stato di emergenza del capitalismo globale di fronte alla pandemia capitalistica che recita: solo una economia prospera nel profitto è la precondizione per la salute pubblica e per la riproduzione delle condizioni di vita proletarie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: