Roe contro Wade: il caos dopo

Alcuni segnali inquietanti per il modo di produzione capitalistico si manifestano nella società Nord Americana.

La crisi della accumulazione mondiale, l’agguerrita concorrenza sui mercati ed i fattori demografici e di calo della popolazione bianca negli Stati Uniti (soprattutto nella popolazione dei bambini) spingono ad una violenza globale contro la donna, richiamata all’ordine oppressivo della sua funzione come produttrice di forza lavoro e di massa di consumatori.

Le bambine bianche

Il sovvertimento della sentenza Roe contro Wade, l’abolizione dell’aborto (che comunque non è mai stato gratuito e il cui costo mai coperto dalle assicurazioni sanitarie e che mediamente costa tra i 750 ed i 1500 dollari), la crisi demografica negli USA (dove i bambini bianchi nelle scuole pubbliche sono solo il 41% del totale), la merda capitalistica che scricchiola e le bambine di 12 anni che negli Stati Uniti prendono la parola.

Le amare sorprese

Sciolto il laccio che annoverava il diritto della donna ad abortire tra le libertà garantite dalla Costituzione Americana, quasi la totalità degli Stati erano già in procinto di legiferare contro l’aborto.
Uno di questi è il Kansas, Stato a forte composizione Repubblicana e conservatore.
Forte di questa consapevolezza si è voluto anche fare un referendum popolare sulla nuova legge già approvata, che prevede l’interruzione di gravidanza solo in casi rarissimi ed eccezionali in cui la vita della futura mamma ed incluso quella del feto è in grave rischio. Ovviamente i casi di stupro e di incesto (ossia di violenza sessuale domestica) non comportano eccezione.

I sondaggi del voto referendario davano come risultato una vittoria stracciante al plebiscito del popolo che avrebbe deciso la difesa della vita contro l’aborto, ossia in una popolazione in calo ed una massa di consumatori nazionali in calo sia per capacità di acquisto che come massa di forza lavoro, la forza della accumulazione e della merce avrebbe riaffermato la sua supremazia sull’umanità e sulle donne, il cui scopo fondamentale è riprodurre forza lavoro e consumatori della merce.

La crisi generale dell’accumulazione se da un lato muove violenza contro tutte le donne, e contro le donne proletarie e colorate in particolar modo, essa fa brutti scherzi sovvertendo tutti i rapporti sociali ed al riguardo della produzione del valore e della merce:

il 3 agosto due terzi dei votanti hanno optato di mantenere il diritto alla interruzione di gravidanza intatto!

Qui non c’è da cantare le lodi della democrazia liberale, bensì constatare che il mondo della merce ed il suo luccichio di speranza accumulatrice non esercita così più sull’uomo produttivo quel fascino, forza e sottomissione che esso era capace di esercitare prima.

Questi volti di giovani donne e uomini malvestiti e obesi (che in America è segno distintivo di povertà) vince su tutto.

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