Scenari repressivi preoccupanti

Si intuiva che il Procuratore di Piacenza Grazia Pradella, insieme ai suoi colleghi delle altre Procure e i loro sbirri, stava aspettando da tempo il momento adatto per mettere in scena il suo disegno teoretico e azionare la macchina repressiva contro due piccoli sindacati di base impegnati nelle lotte della logistica:

Aldo Milani coordinatore nazionale del Si Cobas, i coordinatori provinciali del Si Cobas di Piacenza (Arafat e Carlo) ed un altro militante (Bruno);

il coordinatore nazionale USB della logistica, e altri tre coordinatori USB di Piacenza.

Arresti domiciliari, misure cautelari e fogli di via, perquisizioni nelle sedi sindacali e nelle abitazioni degli attivisti sindacali coinvolti.

Il “reato“ teorizzato è quello solito di associazione a scopo estorsivo. La verità è che si vogliono reprimere le istanze di lotta nel settore della industria della logistica, la necessità di organizzazione per difendersi da una offensiva che impone ai lavoratori ritmi ancor più massacranti imposti da una circolazione delle merci che deve essere sempre più veloce.

Il momento adatto è quello di una fase di debolezza del ciclo di lotte degli anni precedenti che aveva portato i lavoratori di questo settore a contrastare con successo caporalato, assenza di tutele sul lavoro e conquistare il diritto a contrattare il prezzo della propria forza lavoro.

Questo avviene mentre assistiamo ad una crescente vendetta giustizialista da parte dello Stato e della Magistratura nei confronti di alcune lotte del recente passato, nelle piazze, nelle carceri, arresti di anarchici (con imputazioni di terrorismo), ecc.

Saremmo miopi a pensare che questa azione repressiva sia volta solo contro i piccoli sindacati che “peccano di estremismo” o contro certo estremismo di sinistra e anarchico.

In una fase in cui l’Occidente e l’Italia si trovano a sbattere la capoccia in una crisi generale che non riescono a governare e appare senza soluzione – la recessione alle porte, l’approvvigionamento delle materie prime essenziali per far viaggiare la produzione e i consumi, la guerra in Ucraina e la riottosità capitalistica di nazioni come la Russia che attraverso la guerra contrattano la propria posizione sul mercato mondiale -, è necessario nel caos generale mandare un segnale a quella massa attonita di lavoratori che al momento non trova modo di reagire contro scenari sociali preoccupanti. La si manda anche ai grandi sindacati corporativi confederali affinchè rimangano fedeli al loro servizio di “responsabilità” verso le necessità del capitalismo nazionale: i lavoratori dovrebbero, dunque, responsabilmente accettare ogni sacrificio per la competitività della produzione nazionale in un mercato mondiale sempre più agguerrito.

Lo si fa per dividere, separare ed isolare. Che la ostinazione di alcuni settori dei lavoratori della logistica e di quelli immigrati impiegati nelle piantagioni schiavistiche dell’agrobusiness italiano rimangano nel loro isolamento circondati da un muro poliziesco.

Non c’è una tutela ad un diritto di sciopero che la fase attuale possa garantire, un riconoscimento formale per gli organismi auto organizzati dei lavoratori italiani e degli immigrati che la Magistratura, le Preture ed il Governo possono accettare.

La necessità che si fa strada è quella di una mobilitazione più generale che non puó rimanere confinata ai soli luoghi di lavoro e su obiettivi solamente salariali.

Giù le mani da chi lottà

Solidarietà al SI Cobas e USB, agli attivisti colpiti e a tutti i loro lavoratori iscritti.

2 pensieri riguardo “Scenari repressivi preoccupanti

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