Portland ore 20:00 circa, in un sabato sera qualunque

Le sparatorie del capitalismo: nel nome di Amir Locke, solidarietà a Portland

Sabato sera 19 febbraio verso le 20:00, ora locale di Portland. Era programmata questa manifestazione contro l’ennesimo omicidio di un ragazzo nero, Amir Locke, da parte della polizia di Minneapolis il 2 febbraio scorso.
Un fatto che ha fatto riemergere la rabbia tra tanti di quei giovani proletari, di diversi colori e bianchi che infiammó più di cento città negli Stati Uniti per l’assissinio di George Floyd il 25 maggio 2020.

Contro quella ribellione scesero in forze gli apparati repressivi dello Stato dispiegando la Guardia Nazionale ed il coprifuoco in almeno 30 città. Siccome la ribellione non demordeva, e iniziava attraverso gli incendi dei distretti di polizia ed i saccheggi delle cattedrali delle merci capitalistiche (entro cui lavorano come sguatteri milioni di giovani proletari neri, ispanici, immigrati e bianchi espropriati dal profitto del prodotto del loro lavoro) ed aveva caratteri pericolosamente multirazziali, anche le classi medie bianche (ma anche di colore) si sono agitate per soffocare la ribellione dal basso.

Non solo le middle class nere che si facevano leader di una protesta che la si voleva pacifica e riformista, ma anche quella parte del popolo trumpista, quell’insieme di mezze classi bianche (o che allo status di bianchezza aspirano) e di settori di lavoratori messe in difficoltà dalla crisi si sono date da fare contro quella inedita ribellione.

Mentre migliaia di arresti proseguivano, altri giovani neri venivano ammazzati vigliaccamente dalla polizia e mentre a Portland, costi quel che costi, le forze di polizia federale agli ordini della Casa Bianca per settimane hanno provato ad instaurare contro le lotte un clima da “notte delle matite spezzate”. Ma dovendo temporaneamente ripiegare per la scesa in campo di un settore di mamme e di donne a sostegno della lotta, allora riprese vigore non solo la repressione da parte della polizia di Portland comandata dal sindaco Democratico Ted Wheeler, ma anche le carovane di suprematisti organizzati non nuove ad iniziative del genere nel West Pacific. E nuovi convogli di pickup e track van hanno ripreso ad assaltare le manifestazioni di Portland ed in altre città.

Hanno usato di tutto queste mezze classi a difesa della loro proprietà privata e del loro privilegio capitalistico bianco, armi improprie e armi proprie.
Sono centinaia i casi di auto killer o di pickup killer lanciati a tutta velocità contro i cortei o nelle zone autonome liberate dalla lotta multirazziale contro il razzismo sistemico del capitalismo.
Ci ricordiamo le strane sparatorie notturne dal di fuori del perimetri del Chaz di Seattle, la coppia di coniugi avvocati professionisti di Saint Louis che con mitra in pugno presidiano la propria proprietà minacciando i neri che marciano attraversando i quartieri della ricca borghesia bianca e colorata. Ci ricordiamo gli investimenti assassini ad Atlanta, i colpi di pistola da auto in corsa, oppure di esuberanti razzisti che assaltano individualmente gruppi isolati diretti alle marce antirazziste con pugnali o asce in mano.

Ci sono stati poi i convoy bianchi su Portland da dove questi settori sociali facevano sfoggio dei propri mitra minacciando i lottatori antirazzisti e multirazziali di Portland. Durante questi fatti Micheal Forrest Reinoehl sparó per difendere un compagno nero colpendo a morte l’aggressore razzista anche esso armato di pistola. La vendetta dello stato fu terribile e spietata. Michael fu trucidato con una scarica di trenta proiettili dalla polizia federale, poco prima che si fosse consegnato alla polizia (intenziome che Michael dichiaró ad una emittente radio locale poche ore prima). William P. Barr disse che giustizia fu fatta e soldi dello stato risparmiati!

Ma non finisce qui perchè a Kenosha dopo la vigliacca aggressione poliziesca della polizia che sparó sette colpi di pistola a Jacob Blake alla schiena a Kenosha, nella cittadina del Winsconsin tre giorni di ribellione multirazziale sembrarono indomabili. Arrivarono altri gruppi bianchi armati da altri stati e il giovane Keyle Ritthenhouse col suo fucile AR-15 uccise due giovani compagni durante le proteste. Prima e dopo questo giovane accecato dal capitalismo che rende sempre più misera la sua stessa desolante vita, fu prima e dopo rifornito di equipaggiamenti e di rifornimenti dalla locale polizia. Poi dopo assolto con formula piena per “leggittima difesa” dalla giustizia borghese.
Tanto è precaria nella crisi capitalistica questa condizione delle mezze classi ma anche di ampi settori di lavoratori, che uno strato profondo sociale si è radicalizzato ed è in marcia. È disposto anche a lottare contro il proprio stato per riconquistarlo ad una maggiore aggressività contro i razzializzati ed i proletari del proprio paese come all’estero. E per questo occuparono con una forza che sorprese tutti il parlamento, in quel vicino 6 gennaio del 2021.
Vorrei dire loro che Biden sta eseguendo il vostro progetto sociale, economico e politico. La vostra posizione è assicurata dallo stesso Biden, che per quanto espressione di una politica oppressiva dei proletari e quelli di colore soprattutto non è da meno di quella di Trump. È stato costretto al ritiro dall’Afghanistan in una ventennale guerra che non poteva vincere, ma in questi giorni cerca di recuperare la leadership americana dispiegando le truppe sul fronte dell’Europa orientale.

L’assalto al Capitol Hill sta vedendo la sua seconda tappa in un crescendo del trumpismo transnazionale volgendo il suo sostegno militante e attivo verso il Convoy in Canada. Libertà, libertà, libertà nel mercato e per una nuova grande America del Nord sotto egida USA, questo è il loro motto. È libertà del mercato che solo se più selvaggio e più suprematista puó salvare dal fallimento parte di questo settore sociale del Nord America morso anche esso dalla crisi generale del capitalismo. Nulla si deve frapporre contro uno stato più autoritario e colonialista al suo interno, capace di dividere il proletariato bianco da quello nero contrapponendo il primo contro il secondo. Questione che incendia di odio razzista quando la radicalità dei neri attrae a sè giovani generazioni di proletari e proletarie bianchi, non più come solidali o semplici alleati, ma come complici. Nuove generazioni di traditori della razza bianca, di nuovi John Brown e Newton Knight, crescono senza alcuna emanazione dalle varie sinistre antagoniste tra gli strati profondi del proletariato giovanile nord americano bianco.


A Portland, capitale dell’Oregon, stato parte di quel nord pacifico vicino alla Columbia Britannica la lotta antirazzista multirazziale è un vulnus al progetto del Grande Nord America del Nord bianco, razzista, capitalista.

Troppi traditori della razza bianca lì, come a Seattle, non vogliono fare un passo indietro dall’essere magnetizzati dalla radicalità del proletariato nero senza leadership e senza coscienza apparente.

È così che uno o più assalitori, fuori di testa, di fronte ad una annunciata manifestazione contro la violenza della polizia sui neri perde il lume della ragione, schiuma di rabbia, esce di casa impugnando la pistola, si reca al luogo del concentramento per l’inzio del corteo e spara e uccide.

La nuova lotta di classe ed il conflitto che si profila all’orizzonte in Nord America rende questi fatti come accadimenti ordinari nel nuovo panorama determinato. Nuove sfide si compongono in un inedito terreno determinato dal soggetto agente, il capitalismo.

Solidarietà alle 3 compagne e ai due compagni feriti. Solidarietà ai familiari, agli amici e ai compagni della donna rimasta uccisa.

Solidarietà alle comunità dei neri e bipoc, al proletariato black del Nord America e ai lottatori di Portland.

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