L’inabilità per la vita nella società capitalista e la necessaria insorgenza rivoluzionaria degli oppressi e sfruttati

Durante le giornate del summit del G20 a Roma convocato sui problemi che riguardano la gravissima crisi climatica abbiamo assistito purtroppo in Italia e nelle sua piazze una decisa nullità politica di critica antagonista e radicale al modo di produzione capitalista, che in questa sua crisi storica mondiale sta spingendo sull’orlo del precipizio l’umanità intera attraverso la crescente ed inarrestabile caduta verso l’inabilità per la vita sul pianeta terra.

Servirebbe una insorgenza rivoluzionaria, proletaria, degli sfruttati ed oppressi, dei popoli razzializzati e dominati, degli uomini e delle donne i cui corpi sono colonizzati dalla neofita campagna nel nome della vita che si esplica in una rinnovata offensiva oppressiva anti abortista e nella nuova salvifica campagna vaccinista.

Durante le giornate del summit romano del 30 e del 31 ottobre le risposte e le iniziative di contestazione alla gestione del grandi del G20 sul clima e la crisi ecologica ambientale, sia per ampiezza e sia per la scarsa partecipazione che per i contenuti di radicalità, sono state davvero deludenti. A cominciare dalla piazza romana del sabato 30 ottobre (che seppure partecipata da uno spezzone operaio compatto dietro la testuggine dei lavoratori della GkN di Campi Bisenzio in lotta ma con pochissimi e rari accenni alla crisi climatica), dove la questione dell’inabilità alla vita del pianeta è apparsa come un turista capitato per caso al corteo di pochissime migliaia di partecipanti. Ma lo stesso ritardo di consapevolezza della gravità della contraddizione lo si è potuto rilevare anche nelle generose manifestazioni di lavoratori e lavoratrici (e di chi campa del proprio lavoro) contro l’obbligo vaccinale imposto dalla lasciapassare sanitario obbligatorio necessario per vivere e per campare. E’ evidente che la centralizzazione autoritaria degli stati occidentali di fronte alla crisi del Coronavirus rafforzata ed accelerata nel nome della scienza ha molto a che vedere con l’altrettanta indifferenza criminale di quegli stessi stati a raccogliere quelle evidenze scientifiche che denotano che l’attuale modo di produzione capitalistico ci sta portando tutti alla catastrofe. In sostanza chi impone l’autoritarismo della dittatura del capitale in nome della vita e contro la pandemia è lo stesso organo rappresentante collettivo degli interessi del capitale che viceversa delle condizioni di vita del pianeta se ne frega, e sempre in nome e per gli interessi del profitto e della continuazione del business as usual. Ed anche da parte delle mobilitazioni contro il green pass, una volta capito che una presenza al corteo anti G20 di Roma con le parole contro il lasciapassare verde non sarebbe stato gradito dagli organi repressivi dello stato democratico già in pre allerta (con tutto il seguito di ciarlataneria populista mediatica e politica del rischio di infiltrazioni eversive di estrema destra e di estrema sinistra), si è preferito sorvolare il tema della contraddizione e della mobilitazione contro il climate change.

Questo blog non ne fa una colpa nè alle piazze contro il green pass, tantomeno a chi si è sforzato di partecipare al corteo romano del sabato 30 ottobre. Ci sarebbe però una riflessione da fare sul perché questa questione non anima i proletari, gli sfruttati e se chi lotta a giusta ragione contro l’offensiva del governo Draghi, contro i licenziamenti, lo stillicidio di morti sul lavoro e di chi contro il ricatto o ti vaccini o non ti faccio campare nel momento in cui è l’intera dimensione della vita e delle condizioni della riproduzione della vita proletaria ed in generale che è sotto attacco.

Ci sarebbe da domandarsi da dove origina questo ritardo e difficoltà a riannodare tutti i fili di una oppressione che procede attraverso una catena unitaria contro le vite dei proletari, dei popoli razzializzati, degli immigrati, delle donne e della umanità tutta. Come mai ci si batta ancora immaginando di poter tornare indietro ad un prima irrealizzabile sul piano dei rapporti dell’uomo capitalistico con la natura compatibile col business as usual così come compatibile con le mediazioni inclusive del passato verso la lotta dei lavoratori.

Evidentemente l’Italia, come ritengono alcuni compagni, funge da laboratorio su come le forze impersonali che esprimono gli interessi generali del modo di produzione capitalistico tentano di governare l’ingovernabile all’interno di questa crisi generale di sistema e, dunque, qui lo stato delle cose è più complicato da affrontare.

Però c’è una considerazione in positivo da fare. Se a Roma la battaglia e la lotta di massa contro la crisi ecologica e climatica è stata al momento uno zero assoluto, a Glasgow ieri 6 settembre contro l’assise del famigerato Cop26 in piazza c’erano più di 100 mila persone incazzate. I media fanno fatica a nasconderne la dimensione, come per mesi hanno nascosto la dimensione delle proteste di centinaia di migliaia di persone contro le misure autoritarie ed inutili per la salute in Europa e nel mondo occidentale di emergenza sanitaria (lockdown, contenimenti, campagne vaccinali obbligatorie) fino alla lontanissima Australia.

Glasgow 6 settembre 2021 manifestazione oceanica contro il climate change e la devastazione ambientale

La manifestazione di Glasgow ha rappresentato un punto di raccolta di una mobilitazione internazionale, che ha visto la partecipazione da tutti i paesi del mondo, soprattutto da quelle aree geografiche dove il costo immediato della crisi ecologica e del clima già pesa da anni come scure sulle vite dei popoli dominati. Delegazioni di popoli indigeni da Africa, Medio Oriente ed America Latina hanno invaso le vie della città scozzese, imprimendo una decisiva radicalizzazione delle proteste e degli scioperi sul climate change di questi anni. Era inevitabile che la partecipazione diretta dei popoli razzializzati, dominati e delle loro giovani donne i cui corpi sono colonizzati quattro volte da imperialismo, razzismo, capitalismo e patriarcato borghese alle tipiche mobilitazioni del Fridays for Future determinasse questa nuova ed inaspettata radicalità. Innanzitutto lo si può notare dalla caratteristica meticcia e multirazziale della umanità che ha attraversato ieri 6 novembre le vie della città e per la commistione con di questo popolo meticcio con la gente comune e proletaria bianca scozzese. Moltissimi erano gli striscioni, sia dai parte delle delegazioni dei popoli indigeni e dei neri, ma anche tra i bianchi scozzesi che l’origine del climate change risiede nell’oppressione coloniale ed imperialista da parte del nord globale del mondo. Così come al corteo vi erano molti striscioni di lavoratori scozzesi ed immigrati (dalle ditte di pulizia e di piccole manifatture locali).

Un radicalizzazione che si è espressa in maniera netta e ben interpretata per quello che è lo stato attuale di questa spontanea scesa in campo dallo stesso intervento di Greta Thunberg il giorno prima, il 5 novembre, in piazza. Intervento che per certi aspetti è sembrato anche più avanzato di una parte della piazza stessa lasciandola attonita per la sua cruda descrizione dello stato reale delle cose.

Su Greta Thunberg si è detto e scritto di tutto e di più da parte dei media internazionali che onorano il compito assegnatogli come messaggeri del capitalismo come il miglior mondo possibile ed al soldo dei grandi potentati finanziari con l’obiettivo di schernire e ridicolizzare le mobilitazioni dei giovinastri rimbecilliti entusiasti per le apparizioni della marionetta Greta Thunberg.

“Chi c’è dietro Greta Thunberg, la ragazzina svedese di 16 anni“? Dossier, ricostruzioni delle sue varie presenze alle varie assisi internazionali si sprecano. Dietro di lei opererebbero anonimi poteri finanziari coperti dalle fondazioni finanziare degli Obama, di Soros e di Bill Gates. L’obiettivo prefissato sarebbe utilizzare la marionetta Greta per creare un esercito di imbecilli ed imbelli giovinastri già ampiamente rincoglioniti da Facebook, Tic Toc e Social Media e farne una docile massa di manovra per imporre più decisamente la svolta digital e green nella economia, contro quei poteri concorrenti legati al modello industriale dipendente dagli idrocarburi dei fossili e dal carbone.

Questa sinfonia orchestrata di fatto da chi detiene il potere reale della economia e della società trova facile eco nelle forze del capitale conservatrici del vecchio modello industriale, che trovano una sponda ideologica nelle posizioni dell’anti papa scismatico Mons Viganò. Per essi semplicemente un problema climatico ed ecologico non esisterebbe, se piove sulla calotta artica della Groenlandia e lassù a 3000 metri dal livello del mare nell’estremo emisfero nord si formano laghi, fiumi e torrenti sarebbe solo una finction da studios cinematografici. Ovvio, c’è che ha tutto l’interesse ad inzuppare il biscotto sull’allarme climatico, ecologico, ambientale e pandemico. Ma una cosa provare a dirigere una contraddizione reale od un singolo aspetto di essa, altra cosa è inventare di sana pianta gli incendi biblici in Australia, della California, della Grecia, le inondazioni a Luglio nel centro e nord Europa, in Turchia, Cina, Nigeria, Lagos e gli stessi tornado in Sicilia, mentre in Iran scarseggia l’acqua, la terra si spacca, e scioperi e rivolte di operai petrolchimici scoppiano per le condizioni di vita e di lavoro e soprattutto contro il razionamento dell’acqua necessaria alla vita.

E tutta questa canizza reazionaria, ovviamente, in questi anni non ha potuto non condizionare tutta una sinistra antagonista e di classe che anacronisticamente ha continuato il suo tran tran inconcludente di classe e nell’attesa del riaprirsi di una stagione di lotte di classe autentiche secondo i modelli del passato, dall’altro ha potuto così giustificare il proprio indifferentismo e la propria miopia di fronte come la crisi del capitale procede e su quali crinali sta predisponendo momenti di rivolta e di insorgenza proletarie inedite perché tutto sommato le piazze ecologiste sono piene di piccoli borghesi e di giovanissimi figli della piccola borghesia, non accorgendosi che in quelle piazze dietro l’indistinto cova la necessaria battaglia anti capitalista contro: razzismo, crisi ecologica, contraddizione del modo di produzione capitalistico e il mondo della natura, l’oppressione delle condizioni complessive e generali della vita proletaria che ancor più di prima ed ancor prima del salario, pesano come fattori determinante per la riduzione della vita proletaria ed umana alla nuda vita.

Per far riflettere circa un certo scatto che si è manifestato nella marcia di Glasgow contro il climate change, la crisi ecologica e di come le spore dell’antagonismo anti capitalista comincino a viaggiare nel vento sospinte dalla tragedia capitalistica (e senza alcun bisogno di una precostituita avanguardia che la invocasse), bastano le immagini della giornata del 6 novembre 2021, con l’accortezza anche di aggiungere che la piazza di Glasgow oltre a vedere la partecipazione di più di 100 mila persone, è stata caratterizzata da ampie delegazioni proprio da parte di quei popoli dominati e razzializzati di Africa ed America Latina e di lavoratori immigrati che più di tutti gli altri stanno sopportando il peso umano ed economico del disastro della natura.

E se le immagini non bastassero a trasmettere il messaggio, questo articolo propone la traduzione per intero dell’intervento di Great Thunberg. Parole che talvolta lasciano la stessa piazza attonita e disorientata quando lei spiega l’inconciliabilità tra la lotta per la salvezza delle vite di noi stessi e delle condizioni della vivibilità del pianeta ed il mantenimento del business as usual, ossia del profitto. Un ragionamento semplice che conferma che non vi è alcuna soluzione tecnologica che possa consentire nella prassi il perseguimento del profitto e della crescita infinita della economia, dei profitti e la salute del pianeta, e che alla base di tutta questa crisi climatica ed ecologica ci sono dietro le ragioni profonde della dominazione che il nord globale ha imposto attraverso il colonialismo ed oltre al resto del mondo dominato ed ai popoli sfruttati. Mentre vi è sempre meno un richiamo agli organismi internazionali affinchè essi mettano in campo quelle misure, che seppure non risolutive, potrebbero minimizzare il rischio. Il termine del suo intervento conclude affermando che le persone al potere chiusi nella conferenza del G20 sono dei leader che non esprimono leadership, ma che la vera leadership senza leader sarà in piazza l’indomani.

Capiamoci, questo blog non si esalta per le parole radicali della giovane Greta. Ma se essa è stata una ingenua ragazzina di 16 anni amante dell’ambiente e della natura, poi trasformata in prodotto merceologico da impersonali poteri finanziari che dominano la società, al fine di cavalcare gli eventi e governare meglio l’ingovernabile in preparazione di una soluzione catastrofica alla crisi stessa – come allarma in maniera reazionaria Mons Viganò, ebbene c’è da prendere atto della fragilità di tutte le misure di contro insorgenza che le forze del capitale stanno cercando di mettere in campo, l’ordine scricchiola, le marionette non rispondono più agli ordini del marionettista e quello che prima appariva come un docile pupazzo ora recita a soggetto tentando di interpretare contraddittoriamente la voce dei popoli oppressi che più di tutti già stanno subendo tutti i costi di questa crisi ecologica ed ambientale come diretta conseguenza del capitalismo e dell’imperialismo, e che a questa oppressione in maniera crescente non ne possono più.


Il discorso di Greta Thunberg al Fridays for Future di Glasgow 5 novembre 2021

Grazie per essere venuti, che grande giorno.
Non è un segreto che il cop26 è un fallimento. E’ così ovvio che non possiamo risolvere una crisi con gli stessi metodi che ci hanno portato nel primo posto e sempre più persone stanno iniziando a realizzare questo.

E molte si stanno domandando cosa ci vorrà per le persone al potere per svegliarsi. Ma che sia chiaro, loro sono già svegli. Loro sanno esattamente cosa stanno facendo.
Loro sanno esattamente quali valori inestimabili stanno sacrificando per mantenere gli affari [business as usual] come al solito.
I leader non stanno facendo nulla. Loro stanno attivamente creando delle scappatoie e plasmando le prospettive per trarne vantaggio e continuare a trarre profitti da questo sistema distruttivo.
Questa è una deliberata scelta dei leader di continuare a permettere lo sfruttamento dei popoli, della natura e che accada la distruzione delle condizioni di vita presenti e future.
Il Cop si è trasformato in eventi di pubbliche relazioni dove i leader fanno meravigliosi discorsi, dove annunciano impegni ed obiettivi di fantasia, mentre dietro le tende i governi dei paesi del nord globale stanno ancora rifiutando di prendere in considerazione qualsiasi drastica azione sul clima.
Sembra come se il loro principale obiettivo sia quello di continuare la battaglia per lo status quo. E il Cop26 è stato definito il più ristretto cop di sempre.
Questo che è evento annuale, adesso è un festival globale senza lavanderia. Due settimane di celebrazioni degli affari e chiacchiere. I popoli più colpiti nelle aree più colpite ancora rimangono inascoltati.
E la voce delle generazioni future stanno affogando nelle loro lavatrici verdi e nelle loro parole vuote e promesse.

Ma i fatti non mentono e noi sappiamo che i nostri imperatori sono nudi.
Per rimanere al di sotto degli obiettivi fissati negli accordi di Parigi e quindi ridurre al minimo i rischi di scatenare una irreversibile reazione a catena al di fuori del controllo umano, noi abbiamo bisogno di un immediato drastico annuale taglio delle emissioni co2 come il mondo non ha mai visto prima.
E siccome non abbiamo una tecnologia che da sola possa fare qualcosa di nemmeno vicino a questo, allora questo significa che noi dovremo fondamentalmente cambiare la nostra società.

E questa è non confortevole evidenza per i nostri leader che ripetutamente falliscono nell’affrontare questa crisi.
E ai correnti tassi di emissioni i nostri bilanci di scorte di co2 rimanenti che possano darci le migliori possibilità di tenere il surriscaldamento della temperatura sotto 1,5 gradi saranno spariti con la fine di questo decennio.

E la crisi ecologica e climatica ovviamente non esiste nel vuoto. E’ direttamente legata ad altre crisi ed ingiustizie che risalgono al colonialismo ed oltre, crisi determinate dall’idea che un certo popolo valga più di altri popoli, e quindi hanno il diritto a rubare agli altri popoli, di sfruttare gli altri e rapinare le loro terre e le loro risorse.
Ed è davvero ingenuo da parte nostra pensare che noi potremmo risolvere questa crisi senza affrontare la causa di fondo di essa.

Ma questo non verrò discusso all’interno del Cop. E’ troppo scomodo.
E’ molto più facile per loro semplicemente ignorare lo storico debito che gli stati del nord globale hanno nei confronti della maggioranza dei popoli colpiti e nei confronti delle aree maggiormente colpite.

La domanda che ora dobbiamo farci è: per che cosa stiamo combattendo?
Noi stiamo combattendo per salvare noi stessi e le condizioni di vita del pianeta, o per preservare i soliti affari [business as usual]?

I nostri leader dicono che noi possiamo avere entrambi. Ma la cruda verità è che ciò non è praticamente possibile!
Le persone al potere possono continuare a vivere nelle loro bolle piene delle loro fantasie, come la crescita infinita in uno spazio finito del pianeta e circa le soluzioni tecnologiche che appariranno apparentemente dal nulla e che cancelleranno tutte queste crisi come questa climatica.
E tutto questo mentre mentre il mondo è letteralmente incendiato e sta bruciando e mentre i popoli che vivono nelle prima linee stanno ancora sopportando il peso della crisi climatica.

Loro possono continuare di ignorare le conseguenze della loro inazione. Ma la storia li giudicherà male. E noi non lo accetteremo.

Non abbiamo più bisogno di impegni non vincolanti più lontani.
Non abbiamo più bisogno di vuote promesse.
Non abbiamo più bisogno di impegni che sono pieni di scappatoie e di statistiche incomplete che di nuovo ignorano la storica emissione di gas e la giustizia climatica, che è tutto ciò che stiamo ricevendo e che non è affatto radicale.
Basta guardare ai loro verbali ufficiali.

Loro hanno avuto 26 cop. Loro hanno avuto decenni di chiacchiere e dove questo ci ha condotto?
Più del 50% percento di tutte le nostre emissioni di co2 sono iniziate a partire dal 1990. E circa un terzo dal 2005.
E tutto questo mentre i media riportano quanto le persone al potere sostengono e cosa loro si accingono a fare piuttosto di quanto loro stanno facendo davvero.
Volta dopo volta i media falliscono nel mettere le persone al potere di fronte alle loro responsabilità per le loro azioni.
E mentre continuano ad espandere le infrastrutture per i carburanti fossili, aprendo nuove miniere di carbone, centrali elettriche al carbone e nuove concessioni di gasdotti, essi si rifiutano ancora di fare anche il minimo, per esempio riconoscere i finanziamenti a lungo promessi per il risarcimento dei danni e delle perdite dei paesi più vulnerabili e meno responsabili.
Questo è vergognoso!

Alcune persone sostengono che noi stiamo diventando troppo radicali. Ma la verità è che sono loro quelli radicali.
Chi sta combattendo radicalmente per salvare la nostra vita favorendo i sistemi non è radicale affatto.

Credendo che la nostra civiltà per come la conosciamo possa sopravvivere ad surriscaldamento di 2,7 gradi o di 3 gradi in altre parole non solo è estremamente radicale ma è pura follia.
Qui fuori noi diciamo la verità. Le persone al potere ovviamente sono terrorizzati dalla verità.
Ancora non ha importanza su come loro ci provano, loro non possono scappare dalla realtà. Loro non possono ignorare il consenso scientifico e soprattutto loro non possono ignorare noi, i popoli e inclusi i loro propri figli.
Loro non possono ignorare le nostre grida quando noi reclamiamo il nostro potere. Noi siamo stanchi delle loro chiacchiere.
I nostri leader non stanno dirigendo. Questa [indicando la piazza] è come si manifesta la leadership.
E grazie per esserti manifestata, ci vediamo domani di nuovo per il corteo.


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