I lascia passare di guerra al tempo del coronavirus

L’Italia segue il modello francese. Il governo ha decretato l’obbligo del green pass da esporre come prova della vaccinazione capitalistica per l’accesso ai bar, ristoranti, centri commerciali, piscine, parchi giochi, zoo, ecc.

Il decreto entrerà in vigore il 6 agosto e non è chiaro se il provvedimento prevede anche i luoghi affollati all’aperto che include spiagge, laghi o semplici parchi cittadini.

Il green pass italiano appare più democratico e soft del provvedimento francese di Macron.
La multa contenuta – si fa per dire – oscilla tra i 400 ed i 1000 euro ed egualitariamente affibbiata all’esercente furbacchione e al consumatore untore.

Se non si è vaccinati si puó comunque passare il varco verso quel poco di vita sociale (sempre per più pochi) mostrando il risultato del test molecolare negativo, ovviamente da ripetere (per i voli aerei e per il ricovero in ospedale il test vale 48 ore). Quindi cari umani se volete prendere un caffè al bar seduti o accedere alle spiagge di Ostia (per gli sfortunati proletari che altre mete per le vacanze non le possono programmare), ricordatevi di ripetere il tampone molecolare almeno ogni tre giorni.
Chissà se il venditore ambulante che cerca di svoltare il cibo e la vita facendo chilometri a piedi sui litorali italiani, se oltre al controllo poliziesco circa il possesso dei documenti, dovrà subire anche il controllo della polizia sanitaria.

Ma in ogni caso che problema c’è, il governo Draghi annuncia la stagione dei saldi per i tamponi in farmacia. Ed anche gli immigrati seppur per ultimissimi cominciano ad essere vaccinati: magari il permesso di soggiorno non lo hai ancora, ancora aspetti la risposta della sanatoria o fai lo schiavo nelle piantagioni capitalistiche italiane chino sui campi 12 ore al giorno, ma hai il tuo lasciapassare verde.

Quello che accade ed appare inarrestabile è una dittatura sanitaria sempre più pervasiva il cui messaggio è:

l’arma per sconfiggere il virus c’è ed è il vaccino, ora inginocchiatevi e producete il valore capitalistico. Se poi ci sono le varianti del virus, allora riapplichiamo i coprifuoco in attesa della nuova arma potenziata. Della vostra vita cari umani ci interessa poco, ci interessa esclusivamente il vostro tempo di lavoro sottomesso alla produzione del valore capitalistico. Se non vi sta bene, il vostro tempo di vita non finalizzato alla produzione, noi necessità impersonali del capitalismo creiamo divieti alle vostre relazioni sociali. A tal fine chiudiamo un occhio alla nostra tendenza di base a razzializzare e discriminare gli immigrati, vacciniamo per ultimissimi anche loro (provvisti di documento oppure no) perchè lo sfruttamento della loro forza lavoro ci è molto utile. Ed infine tutta questa emergenza e dittatura sanitaria non solo ci consente di riaffermare con forza che gli unici tempi di vita che ci interessano sono quelli funzionali ad accrescere l’accumulazione ed il valore capitalistico, contro coloro che osarono un anno e 5 mesi fa balbettare istericamente che la salute viene prima del profitto, perchè è ovvio cari umani solo il profitto consente la salute per i pochi, i privilegiati, le classi borghesi e pochi lavoratori più garantiti e meglio inseriti nella moderna e generale divisione sociale del lavoro. Ma soprattutto ci consente di dire che possiamo continuare lo stupro della natura, la sua infinita estendibilità sebbene la natura è uno spazio finito, perchè abbiamo sempre una soluzione per tutto, i nuovi virus che la riduzione della natura a merce violentati sta incubando non ci fa paura. Non temiamo le inondazioni bibliche di questi giorni del nord Europa, Turchia, Cina e Nigeria…”.

Ma dietro tanta convinta sicurezza ed arroganza del sistema capitalistico e dei governi che ne esprimono le necessità, c’è l’ingovernabilitá delle contraddizioni che la crisi generale del capitalismo determina.

Se la natura stuprata continua a flagellare la società dell’uomo capitalistico in simultanea dal nord Europa, alle regioni centrali della Cina, passando per Turchia e Nigeria, con le alluvioni bibliche dopo la pandemia ancora in corso con le sue preoccupanti varianti. Improvvisi campi profughi vengono allestiti per i cittadini nord europei costretti all’evacuazione dalle zone di crisi da Liegi e a tutta la valle del Mosa e del Reno (con le aree del Danubio a forte rischio). Le dighe e gli argini della supremazia dell’uomo capitalistico sulla natura si sbriciolano per effetto della stessa azione di rapina che contro di essa il produttivismo capitalista impone.

Ma è l’intera vita della specie umana che viene chiamata in causa attraverso una sua maggiore sottomissione alle leggi impersonali della accumulazione capitalistica.

In questi giorni in Inghilterra ci sono confuse e composite proteste di massa contro la possibilità di nuovi coprifuoco imposti per ovviare alla variante D del virus, in Francia ci sono le mobilitazioni contro il green pass di Macron, mentre pochi mesi prima le piazze inglesi e francesi erano in ebollizione contro le leggi anti operaie dei security bill.

Ieri sera, finalmente, il contagio della protesta sociale è giunto a Torino contro il green pass del governo Draghi, ossia ai lascia passare di guerra al tempo del coronavirus, potenziale, ma non certa, rottura con l’asfissia del regime di emergenza sanitaria.

Queste piazze composite potranno anche avere sicuramente al loro interno determinazioni materiali contrapposte tra loro: tra chi trova le regole della dittatura sanitaria compromettenti per l’accumulazione del valore del piccolo esercente stretto tra la crisi economica e l’inevitabilità della competizione sul mercato; e tra chi in maniera sacrosanta si oppone istintivamente alla sottrazione del tempo della vita reso uguale al solo tempo del lavoro, la vita dell’uomo ridotta solo ad una esistenza robotica che produce profitto appropriato dal capitale.


Si è più fragili a reagire alla dittatura sanitaria del capitalismo avendone accettato per tutto il 2020 e soprattutto dal maggio del 2020 tutta la logica dei DPCM del governo Conte Bis (Decreti Produci Consuma e Muori che alcuni compagni vitalisti romani hanno brillantemente definito).


Ma le manifestazioni contro il green pass di questi giorni offrono una rappresentazione determinata di una ingovernabilità utile per l’umanità lavoratrice sfruttata e per la natura martoriata, sapendo che le loro espressioni attuali contegono inespresse sia delle potenzialità di insorgenza alla dittatura del capitale, che un piano declinato di sottomissione alle regole dell’economia purchè essa sia democratica e di stampo liberale.

Si sa bene che l’annientamento del tempo della vita ridotto esclusivamente al tempo dello sfruttamento del lavoro è già dato acquisito se volgiamo lo sguardo al di fuori del ricco e grasso occidente. Ma che la crisi di questo sistema marcescente ora cominci ad applicare le dure regole anche ai proletari di Occidente e Cina è il segnale anche della impossibilità prossima di mantenere l’ordine naturale del capitalismo, chiamato ora a difendere se stesso a denti stretti e con misure di crescente emergenza.

Così come i lascia passare di guerra ai tempi del coronavirus rappresentano l’ultima determinazione economica all’interno della struttura della societá capitalistica: non solo e non più basata sulla oppressione di classe declinata secondo le linee del colore e di genere, ma anche secondo le linee della vaccinazione, tutte declinazioni utili per contrapporre l’umanità proletaria sfruttata gettata nell’agone della concorrenza sul mercato della forza lavoro.

Proprio in questa prospettiva, senza dare per scontato una evoluzione o sussulti positivi immediati, benvenuta è la protesta a Torino contro il green pass tricolore.

2 pensieri riguardo “I lascia passare di guerra al tempo del coronavirus

  1. L’articolo mi piace, speriamo che la lotta contro la dittatura sanitaria cresca in lotta contro il sistema capitalistico di produzione e di distruzione

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    1. Purtroppo a “sinistra” non si vede che la legge sul green pass interviene a sancire qualche cosa che è già in atto che suona tutto sommato così tra i lavoratori: “se la pandemia ha costituito un danno per l’economia in generale e l’azienda dove lavoro, se i contagi non si fermano, allora le difficolta di una ripresa economica persiste, dunque vaccinarsi e nell’interesse degli stessi lavoratori, ma quelli che ancora non si vaccinano o addirittura si oppongono alla misura saggia del governo Draghi vanno isolati”. Insomma dividere i lavoratori lucrando anche su questo fatto materiale non è campato in aria, sta nelle parole di Draghi nel motivare il decreto governativo. La cosa ancor più peggiore è che la gran parte della sinistra, anche di classe, ha deciso di non parlarne

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