From the river to the see, Palestina will be free

Il blog Noi non abbiamo patria propone qui di seguito due suoi recenti post di aggiornamento della reazione di solidarietà internazionale che dagli USA si è espressa a sostegno del popolo e degli sfruttati palestinesi aggrediti dalla escalation colonialista dello Stato di Israele e dei suoi capofila imperialisti che lo sostengno.

Soprattutto l’evidenza della rivolta inedita ed inaspettata in quel di Israele, all’interno dei suoi confini ufficiali, dei settori giovanili del proletariato “arabo isrraeliano”.


La solidarietà alla lotta del popolo Palestinese dagli USA

In migliaia in corteo ieri 11 Maggio a New York City.

New York City

Viva la resistenza delle masse sfruttate e del popolo Palestinese contro l’escalation di violenza e morte preparata, pianificata ed eseguita da Israele, ma sostenuta da tutti, di fatto (semmai chiedendo ad Israele di andarci piano), gli stati imperialisti che da occidente (ed Italia inclusa), fino alla Turchia e alla Russia giocano i loro sporchi interessi contro la Palestina, abbandonata a se stessa anche dagli stati arabi dell’area indissolubilmente legati alle necessità di rapina del mercato mondiale dominato dalla finanza imperialista.

Ieri 11 maggio la città di New York City, dal consolato Israeliano e per le vie di Manhattan, è stata attraversata da alcune migliaia di sostenitori della Palestina, contro la pulizia etnica del popolo Palestinese operato dallo Stato di Israele pianificata ancor prima della Nakba e a ridosso e durante la WWII.

Contro l’esproprio e la cacciata dei Palestinesi che a Gerusalemme vivono da centinaia di generazioni, i bombardamenti e l’affamamento di un popolo rinchiuso nel più grosso lager a cielo aperto: Gaza.

L’articolo che vi invito a leggere viene dalla controparte, da chi sostiene in nome degli interessi del mercato, del capitalismo e della finanza imperialista. È una testata finanziata da milionari Israeliani residenti negli Stati Uniti che hanno un occhio attento verso le politiche di de-escalation.

Il consiglio a leggerlo è
perchè, al di là della retorica filo israeliana, mostra le vere immagini della protesta di New York City di ieri.

Immagini che mostrano un corteo di tanti giovani e giovanissimi multicolorato. Multicolore non per le bandiere (che sono solo quelle della Palestina) ma per il colore della pelle dei loro giovani visi: giovani uomini e donne arabe, faccie mulatte, nere, asiatiche e bianche.

Hanno sfilato con un solo grido “from the river to the see, Palestina will be free”. Si sono anche scazzottati con poche dozzine di sostenitori di Israele che erano provocatoriamente lì con le loro immacolate faccie bianchissime.

L’articolo presenta molti video, tutti da vedere, della manifestazione a sostegno della lotta e della resistenza degli sfruttati e del popolo palestinese. C’è anche il link ad un tweet dove si puó ascoltare parte di un vibrante intervento di una giovane donna araba a fine corteo.

Lasciate stare la retorica dell’articolo falsa e scontata, secondo cui Tel Aviv sarebbe sotto il fuoco dei razzi di Hamas: è come dire che le giubbe blu armate di cannoni e armi da fuoco automatiche erano sotto lo scacco dei guerrieri Apaches armati di arco e freccia.

L’unica cosa vera che è emersa dalle voci del corteo è che se i lavoratori Israeliani non si uniranno per fermare l’oppressione della Palestina allora anche tra loro ci saranno dei morti.

L’articolista non nega l’esistenza di una forte opposizione dal basso che emerge a New York City, non puó esorcizzarla nascondendola, deve farci i conti ed il succo è, che dietro la retorica sciovinista, c’è la preoccupazione che forse l’ammonimento del cittadino arabo americano potrebbe diventare realtà. Il tentativo di disinnescare una bomba che puó far anche saltare il castello dell’oppressione neocoloniale, ma di cui essi al momento non trovano una soluzione, desta a costoro serie preoccupazioni.

Nel frattempo ci saranno le sicure contro manifestazioni pro-Israele in risposta a New York ed in altre città USA, come vigliaccamente in Israele gruppi sciovinisti israeliani aggrediscono nelle loro città e nei loro quartieri i loro concittadini di serie C: gli “arabo-israeliani” nel quartiere di Jaffa contiguo a Tel Aviv. Ma queste nel mondo saranno e sono una minoranza esigua, la loro forza viene solamente, ma non è cosa da poco, dalla violenza e dalla finanza “ECUMENICA”.

Immagini, video e commenti della New York in piazza a sostegno della lotta degli sfruttati palestinesi.


I riot nelle città Israeliane degli arabo israeliani contro l’escalation coloniale della terra di Palestina

Nella città israeliana al-Lud (nome arabo), oppure Lod o Lydda (secondo la rinominazione ebraica), di circa 70 mila abitanti, non lontana dall’aereoporto internazionale di Israele Ben Gurion, abitata da decine di migliaia di cittadini di serie c arabo israeliani”, esplode la rabbia e la rivolta degli arabi contro la violenza dello Stato di Israele a Gerusalemme, a Gaza, nei territori della Cisgiordania che Israele vuole annettere con la forza.

la rivolta spontanea ad al-Lud

Esplodono riot spontanei pieni della rabbia degli “arabo-israeliani”, cui fu concesso di non finire nel tritacarne della pulizia etnica per tenerli divisi dal resto degli sfruttati palestinesi. Trattati come cittadini di serie C (ai cui atleti non è concesso partecipare alle gare sportive internazionali come parte dei team ufficiali israeliani), per decine di anni hanno tenuto la testa bassa. Ma la crisi economica divora le loro condizioni di vita che il capitalismo razzializzato di Israele non riesce più a garantire come prima, e che la pandemia ha di fatto inasprito questa tendenza.

Lo Stato di Israele razzista e che opera da più di 70 anni la pulizia etnica del popolo Palestinese, anche all’interno della società Israeliana, i suoi cittadini formalmente riconosciuti, sono piegati secondo le linee dell’oppressione di classe e razziali.

Per chi fosse stato per motivi differenti a passeggiare o per motivi di lavoro a Tel Aviv puó aver visto e toccato con mano questa realtà determinata dal mecccanismo impersonale del capitalismo razzializzato e dal colonialismo.


In testa nelle relazioni economiche e sociali ci sono gli Israeliani Askenaziti o Sefarditi di origine Europea. Poi ci sono gli Israeliani di origine del Nord Africa o dalla Libia e quelli discendenti da ebrei residenti nei paesi Arabi. Poi ci sono gli Israeliani discendenti dai paesi del Corno D’Africa. Se vi trovate a Tel Aviv i lavapiatti, chi pulisce i bagni negli uffici pubblici o privati, che lavorano come sguatteri nelle varie attività produttive o del commercio sono gli Israeliani Russi “liberati dalla Perestroika della Ex URSS”. Gli ultimi arrivati, gli ebrei russi della perestroika, sembrano i tedeschi della ex DDR dopo il crollo del muro di Berlino: vestiti male ed isolati nelle relazioni sociali.

Tutti vivono nei loro quartieri dedicati secondo la propria discendenza “ebraico-etnica”, in appositi quartieri confino realizzati dallo Stato.


In fondo a tutti poi ci sono gli Arabo-Israeliani di lingua araba e che non sono di religione ebraica e non parlano l’ebraico come lingua madre. A questi l’unica democrazia del Medio Oriente (che tutti onorano) concede il diritto al voto per le elezioni municipali ma non per quelle politiche. Trattati come immigrati nelle città e nei luoghi dove vivono da generazioni e generazioni.
In questi giorni e in queste ore sono oggetto della violenza sciovinista dei nazionalisti Israeliani a Yaffa/Jaffa distretto adiacente e povero della moderna ed Europea Tel Aviv, ed ovunque laddove lo squadrismo nazionalista ne ha la forza.

Gli arabo-israeliani, ossia arabi stanziali nei territtori annessi ed occupati dallo Stato di Israele con la violenza delle armi ed i capitali dall’occidente, sono quelle popolazioni arabe dunque non palestinesi e dal credo religioso cristiano copto, ortodosso, musulmano ma non di religione ebraica, che fino al sopravvento dei colonialisti Isrealiani vivevano in relativa pace tra loro, con i palestinesi e con i locali ebrei.
Cosa che poi ci ricordano alcune comunitá minoritarie di ebrei ortodossi che si rifiutano di riconoscere lo Stato di Israele e che si rifiutano di prestare il servizio di leva obbligatoria (che in Israele significa ammazzare i Palestinesi).

Fino a qualche decennio fa questi arabi si autondefinivano arabo-israeliani. Ma la crisi economica che da cittadini di serie C li sta facendo sprofondare sempre più in basso, da qualche decennio, soprattutto i giovani e soprattutto quelli di religione musulmana, hanno cominciato ad auto definirsi arabo-palestinesi.

Ora a al-Lud sono in rivolta. Commissariati di polizia e veicoli della polizia dati alle fiamme. Il governo Netanyahu ha dichiarato lo Stato di Emergenza perchè Lydda è “fuori controllo”.

Ad ogni colpo sparato a Gerusalemme Est, ad ogni espropriazione violenta delle case dei palestinesi nella “città santa” e la loro assegnazione ai colonizzatori Isrealiani, ad ogni strike delle forze militari aeree Israeliane su Gaza – che vanno sempre a segno -, e per ogni razzo di Hamas – che vada a segno (molto raramente) oppure no – si incrinano le ralazioni sociali razziste in difficile equilibrio all’interno della società Israeliana. Rischia di scoppiare una Intifada all’interno di Israele e nelle sue città razzializzate.

L’incrollabile Isreale potrebbe cominciare a scricchiolare dal suo interno.

Noi non abbiamo patria.

Video della rivolta di al-Lud

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