La fase tre attuale della pandemia

La vaccinazione obbligatoria di massa capitalistica

La definizione della fase attuale della pandemia come “fase tre della pandemia” non ha alcun senso. Secondo la rilevazione della curva pandemica basata sul “magnitudine apparente”, tutti ci dicono che siamo nel mezzo o verso il finire della seconda fase pandemica da Sars-Cov-2, che probabilmente dopo l’uscita da questa è probabile (ma non certa) il riavvio di una terza fase della curva epidemiologica e pandemica nei mesi a venire.

Viceversa, se assumiamo il principio della differenza che c’è tra “magnitudine apparente” con quella della “magnitudine assoluta” o se semplicemente muovessimo il punto di osservazione fuori dalla terra e lo collocassimo su un altro corpo celeste dovremmo concludere che non c’è soluzione di continuità tra fase uno, fase due e fase tre. La curva pandemica è unica, attraverso una onda di oscillazione senza rotture ed arresti, di cui non conosciamo né l’inizio, né possiamo prevederne la fine. Possiamo stabilirne le cause, che sono tutte endogene ai rapporti dell’uomo con la natura usata come merce capitale, come forza produttiva primaria, devastata dai rapporti di produzione capitalistico e dall’intensificazione della corsa all’accumulazione capitalistica che sta cortocircuitando nella sua crisi sistemica di sovrapproduzione e di caduta tendenziale storica del saggio di plusvalore.

Allora cos’è che ha definito la pandemia in “fasi”, che ricordiamo è la seconda più grande dell’epoca imperialista del capitalismo, che salta alla specie uomo (dopo una sequenza di pericolose e mortali avvisaglie crescenti perlomeno dagli anni ‘60 del secolo scorso e poi decisamente più ravvicinate ad inizio del nuovo secolo – aids, sars, mers, suina, zica, ebola, e tanti sotto derivati del coronavirus ecc.), ma precedute da altre pandemie che rimasero confinate alla specie animale.

C’è da ricordare la peste bovina degli anni ’90 dell’ottocento (la prima pandemia dell’epoca imperialista), che oltre a causare l’abbattimento di più di 5 milioni di bovini che si diffuse dal corno d’africa fino allo Zambia e poi fin giù al Sud Africa, oltre a morti per fame di circa un terzo della popolazione dell’Etiopia e della Tanzania, le carcasse di buoi, ma anche di bufali, giraffe e gnu provocò come conseguenza di lungo periodo la “nascita” della mosca tzé-tzé portatrice delle febbri malariche letali per l’uomo. Anche qui la teoria di come sia diffusa prevede due versioni: o dagli allevamenti industriali di bestiame di Cecil Rhodes in Sud Africa, oppure per l’importazione di bestiame bovini indiani da parte dell’imperialismo italiano nella sua campagna contro la Somalia.

Lasciamo stare l’epidemiologia e volgiamo l’attenzione alle fasi della gestione politica della crisi pandemica da parte delle forze impersonali del capitale e dei governi che ne rappresentano e ne difendono le necessità (che è l’altra parte della politica di reazione del capitale alla sua crisi strutturale dell’accumulazione capitalistica).

Il capitalismo, nella sua corsa anarchica e inarrestabile all’accumulazione del valore capitale, ha sempre affidato alla scienza, alla tecnica ed alla politica la possibilità di risolvere le contraddizioni sociali, di classe, razza e di genere e della natura che questo moto continuamente suscita.

La fase 1

La fase 1 è la fase della “sorpresa” della impreparazione della governance capitalistica globale al ritorno della crisi sistemica sotto forma della crisi della natura attraverso il virus. Ritorno che ha evidenziato immediatamente le contraddizioni della natura e accumulazione capitalistica, salute della specie e produzione per il profitto. Tutti i governi hanno sottostimato, nascosto l’insorgente allarme (dalla Cina fino all’Occidente ricco e grasso) perché “..le richieste di sicurezza, un’economia prospera e la salute pubblica di rado vanno insieme…, ci spiega Laura Spinney nel suo libro “1918 L’influenza spagnola – la pandemia che cambiò il mondo”. In questa fase i governi sono dovuti correre ai ripari, dopo i messaggi “Bergamo is running”, “Milano non si ferma” o “confidiamo nell’immunità di gregge spontanea” lanciati dalla Confindustria di Bergamo, Zingaretti e Boris Johnson (tanto per fare degli esempi). Dopo che si è in maniera criminale affermato che fosse solo una semplice “influenza stagionale”, hanno dovuto applicare l’unica governance possibile per evitare che la rabbia dagli ospedali di infermieri, personale sanitario, medici, e poi negli scioperi spontanei nelle fabbriche e nella logistica al nord (uguale dinamica è avvenuta negli Stati Uniti d’America nel periodo Aprile-Maggio 2020) e si diffondesse al resto della società, appunto evidenziando l’inconciliabilità tra profitto e salute. A nulla vale ritenere che gli USA si siano comportati differentemente. Anche lì i lockdown sono stati applicati in diversi Stati acuendo conflittualità tra il potere costituzionale del governo federale e dei governatori, in un crescendo di polarizzazione sociale e di conflitti sociali di cui il 6 gennaio ne è il prodotto. E’ la fase dei lockdown anche nelle attività produttive, malvolentieri ritenute necessaria ed applicati anche dagli stessi padroni del vapore capitalistico. Mercedes-Benz, Volkswagen in Germania si sono fermate (tanto la filiera dell’automotive era bloccata dal lockdown Cinese). La stessa cosa hanno fatto Ford, GM, FCA, Tesla in nord america. In Italia abbiamo visto come è andata a finire con il tipico aggiramento dei codici ATECO, ma senza mai bloccare le produzioni strategiche, prima tra tutte quella dell’industria pesante militare e della siderurgia. Il tutto in attesa di riprendersi dalla impreparazione, dando tempo alla scienza borghese che si riprendesse dal suo fallimento, dall’incapacità di avere svolto con successo il suo ruolo: prevenire, curare e lenire le catastrofi provocate dal capitalismo.

La fase 2

La fase 2 è il momento di ripresa della governance capitalistica e della ripresa della sussunzione della salute sotto il profitto, della difesa della salute dell’uomo come valore di scambio della merce forza lavoro. La governance applicata dai governi ha cercato di “convincere” – ma la capacità di convinzione è determinata dall’assenza di ripresa dell’antagonismo di classe diffuso, ostacolata da una scarsa auto attività del proletariato senza riserve, che laddove viceversa emerge, per esempio ancora gli USA, rende questa governance davvero complicata – che si è trovati il bandolo della matassa, che la governance capitalistica è in grado di tutelare la salute generale. Questa governance, nel mentre diffondeva il messaggio, secondo la “magnitudine apparente” della pandemia, che ne eravamo usciti fuori, ha gettato le regole di gestione basate sulle soglie “epidemiologiche”. Dobbiamo ammettere che molto spesso, troppo spesso, questa governance è risultata nel campo proletario come il meglio possibile. Basandosi sulle soglie dei posti vuoti o occupati, sull’occupazione delle sale e dei reparti di emergenza, agevolati dalla “fortuna” che il virus auto modificato, sebbene sia altamente più infettivo, le persone con sintomi gravi o guariscono prima oppure muoiono decisamente in meno giorni. Così i posti letto negli ospedali non vanno in saturazione. E’ la fase in cui, però, la tutela della salute definitivamente assume il carattere della tutela della merce forza lavoro, che si traduce nella totale sussunzione della vita al tempo di realizzazione del valore capitalistico. Si lavora e basta! La scuola apre solo per consentire di parcheggiare i bambini, così i genitori sono “liberi” di produrre il valore ed il profitto capitalistico. La vita si limita a questo. Se i lockdown della “fase 1” rappresentavano una manifestazione della contraddizione natura accumulazione, salute profitto e della necessità che la salute dovrebbe venire prima del profitto, nella “fase 2” i lock down, il coprifuoco dopo le 22 e tutto il resto è un affare decisamente antiproletario ed in linea con la necessità del capitale impersonale di centralizzare lo Stato in versione sempre più autoritaria, antiproletaria e di irregimentare la società alle necessità del profitto e della concorrenza capitalistica mondiale, della tendenza alla difesa dell’interesse nazionale oltre confine. Il tempo di vita si restringe ed è funzionale solo al tempo del lavoro, il sabato si chiude tutto e la domenica anche. Durante le festività si rimane chiusi in casa, le visite contingentate. Perché se i rapporti di produzione capitalistici non vengono sovvertiti, se i ritmi produttivi, la produttività deve aumentare per recuperare dalle perdite determinate dalla maggiore concorrenzialità, il sistema continua enormemente ad esporre alla pandemia la salute dell’uomo. Ma questo è un rischio legittimo, calcolato ed ammissibile. Ma bisogna minimizzare il rischio, minimizzare il tempo della vita sociale. La vita è produzione di valore capitalistico e basta.

E’ anche la fase in cui si “ammettono” pure gli errori, che i sistemi sanitari pubblici andrebbero migliorati, salvaguardati, potenziati (sempre poi rimandare questo passaggio nel tempo, ossia non farlo), diffondendo una narrazione falsa: i morti sarebbero essenzialmente per il dissesto della sanità pubblica. Affermazione tanto falsa e di comodo per evitare l’altra narrazione, quella antagonistica, anticapitalista, comunista che anche alcuni settori della scienza critica borghese cominciano ad affermare e che richiama la devastazione della natura causata dall’iper produttivismo dell’uomo e da una riproduzione della merce forza lavoro basata su una alimentazione sempre più portatrice di malattie, e di una aria irrespirabile, acque contaminate nelle geografie altamente industrializzate secondo il modello della “vecchia economy” che di quella della “new economy” digitale e “green”. Certamente il dissesto dei sistemi sanitari pubblici aggrediti in occidente dal lungo ciclo neoliberista di attacco al welfare ha pesato e sta pesando, ma non più delle altre condizioni generali che minano la salute dell’uomo e causate dalla reazione delle necessità impersonali del capitale alla sua crisi che inquinano l’ambiente, l’alimentazione e in generale la natura.

Si è detto, anche a sinistra ingenuamente, “vedete la Germania che ha una sanità pubblica ed un welfare state più avanzato, dove il rapporto posti letto negli ospedali e abitanti è più alto ci sono stati meno morti”, ma andrebbe aggiunto nella cosiddetta fase 1 solamente. Perché, infatti, oggi i morti giornalieri in Germania da parecchie settimane sono il doppio di quelli italiani e non è e non mi pare che la Germania abbia chiuso ospedali, licenziato personale sanitario negli ultimi tre mesi. Allora, come la mettiamo con questa spiegazione? Dove va a finire questa parziale constatazione del perché si muore di covid19, rispetto alla reale tutela della salute della comunità umana la “governance capitalistica” basata sul welfare state e protocolli DPCM? In sostanza è la fase del “Decreto Produci Consuma e Muori”, alias DPCM. Invocare più rispetto dei protocolli covid, dovrebbe cominciare dal dichiarare la violazione dei lavoratori e dei proletari senza riserve dei lockdown, del coprifuoco, che non si può sottrarre ulteriore tempo di vita per la funzionalità del profitto. Obbligare meno produttività, riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, richiede rompere il regime di coprifuoco sociale. Anche durante il secondo macello imperialista, dove milioni di proletari fecero la carne da macello per l’interesse imperialista, il coprifuoco e le luci spente veniva imposto come “protezione” dai bombardamenti dall’alto. Era il modo come nella guerra imperialista viene applicato l’interesse generale e di protezione funzionale a continuare la guerra imperialista, ossia a compiere il macello di vite proletarie e non solo per gli interessi dei padroni imperialisti nazionali. Oggi il lockdown e il DPCM sta assumendo la medesima funzione. Avere paura che dirlo chiaro e tondo ci possa far apparire o far scivolare alla coda della insofferenza dei piccoli padroncini, proprietari dei luoghi della gentrificazione capitalista e della movida, cominciamo a considerare l’altro svolto della medaglia, che non dirlo ci porta a stare alla coda della sussunzione delle necessità del grande capitale.

La fase 3: la vaccinazione obbligatoria di massa capitalistica

Siamo alla fase 3 della pandemia. Ma come, non siamo ancora nella fase 2? Si, siamo abbondantemente nella fase 3, perché la governance capitalistica della pandemia non gli basta imprimere la sussunzione della difesa della salute dell’uomo in quanto mera merce forza lavoro, per cui qualche costo sociale per la sua riproduzione deve essere anche considerato, in attesa di soluzioni migliori. Il vaccino e la vaccinazione di massa capitalistica rappresentano proprio questo, la sottomissione al supremo interesse generale che è quello dell’accumulazione di valore per il profitto.

Non solo è la fase per far arricchire notevolmente la grande industria monopolistica del farmaco.

E’ la logica conclusione della riaffermazione dell’interesse generale del capitalismo che richiede una più forte sottomissione. Ebbene, se la sanità deve essere potenziata, oggi la si potenzia come una sanità al tempo di guerra. Fuori c’è la guerra alla pandemia (ossia al fatto che i lockdown possono essere solo parziali e contingentati) ed il rischio c’è – perché non è con misure di dettaglio che il capitalismo può sconfiggere il virus, e quindi serve una sanità di guerra. Tutti il personale medico sanitario obbligatoriamente si deve vaccinare. Nei posti di lavoro essenziali anche lì la vaccinazione dovrebbe essere d’obbligo. E chi si rifiuta dovrebbe essere licenziato, inserito in liste di coscrizione, messo al pubblico ludibrio come nemico dell’interesse generale supremo (ossia sua maestà il capitale). Qui ha poca importanza stabilire che dietro la vaccinazione di massa c’è la lunga mano di Big Pharma. Non è questo il problema. Dietro c’è la lunga mano che in nome dell’interesse supremo, già ora vale il seguente ragionamento. “Non ha importanza se questo vaccino sia efficacie solo al 60%, al 70% o all’80%, quel che vale è che è una possibilità e tutti dobbiamo farlo”. Ossia non ha importanza se nella guerra sui fronti di guerra moriranno 100, 200, 300 milioni di persone o qualche miliardo, dobbiamo solo guardare alle persone che si salveranno. E’ l’introduzione di questo concetto. E’ il rafforzamento del placebo che la scienza borghese, tecnica borghese e politica borghese sarebbe in grado di risolvere i problemi generali e strutturali di questa società al collasso, senza aggredirne le cause prime della pandemia che sta nella devastazione capitalistica della natura. Questa vaccinazione capitalistica è l’affermazione che non ha importanza verificare e percorrere i protocolli di sicurezza, che la stessa scienza medica borghese aveva già definito (e che in ogni caso ha sempre provocato morti tra o popolazioni nel sud del mondo o tra la popolazione carceraria durante i test su cavie umane, oppure verificato la pericolosità di questo o quel farmaco dopo qualche anno), che importanza ha se il test su un campione di 44 mila persone non abbia validità su una popolazione di 100 milioni figuriamo di miliardi di persone. C’è una possibilità anche fosse solo del 10% che il vaccino abbia davvero un effetto utile, deve essere imposto a tutti!

E ancora che importanza ha che l’infermiere che obbligatoriamente viene vaccinato, non stia alcuni giorni (circa 3 settimane) lontano dalla prima linea in ospedale, ma debba immediatamente tornare tra i reparti a fare il suo lavoro anche fino a 12 ore al giorno in caso di emergenza.

Perché si sa, sarebbe buon senso comune che non lo facesse, è già stabilito scientificamente dagli stessi produttori del vaccino, che solo dopo il secondo richiamo, da fare non prima di due o tre settimane, teoricamente il vaccinato potrebbe essere immune al virus. Questi signori, potenti, borghesi, governanti e servi del capitale non sono nemmeno in grado di realizzare l’obbligo della vaccinazione capitalista di massa che abbia un minimo di un buon senso nella sua applicazione. Questa vaccinazione capitalistica è identica alla sperimentazione fatta sulle truppe della prima guerra mondiale dove ai soldati veniva fatta indossare una armatura di metallo leggero, che avrebbe dovuto proteggere i soldati all’assalto, in nome dei Savoia, dalle mitraglie delle trincee nemiche austriache e tedesche. Questa vaccinazione obbligatoria di massa capitalistica assume più i contorni di una sperimentazione di massa capitalistica del vaccino e sulla pelle proletaria.

Invocare una vaccinazione di massa ma “di classe” in alternativa ha poco senso, significherebbe solo rafforzare la nostra disponibilità, la disponibilità dei proletari, a correre qualsiasi rischio a patto che veniamo protetti come merce forza lavoro e non come esseri umani. Negli Stati Uniti, dove già da tempo, perlomeno da luglio, sono state definite le logiche e le fasi della vaccinazione della popolazione (andate a vedere il sito della Johns Hopkins University) e sarà proprio il proletariato – quello delle produzioni essenziali –, dopo personale sanitario e anziani, ad essere vaccinato, scatenando in tutto questo l’ultima frontiera della concorrenza tra proletari, ampiamente veicolata dalle pressioni lobbistiche di diverse corporations, le quali, tutte, insistono che i propri lavoratori, perché la loro produzione di merce lo è, sono essenziali, dunque vaccinati prima degli altri. Così come a nulla vale la constatazione che sia i vaccini tradizionali (e questo non è un vaccino tradizionale) non è raccomandato, o ha percentuali di rischio, quando è somministrato a soggetti con particolari patologie croniche (e negli Stati Uniti sappiamo bene la percentuale di persone affette da problemi cronici quali diabete, problemi al fegato, pancreas, ecc.), figuriamoci se lo può essere il vaccino in questione, di cui ne sappiamo poco circa le sue conseguenze a lungo termine.

Così come ritenere che servirebbe eliminare la cosiddetta proprietà intellettuale sui brevetti del farmaco e dunque consentire ai paesi oppressi e dominati dell’imperialismo una produzione del vaccino a basso costo nei paesi poveri, è una distorsione su cosa è la proprietà dei mezzi di produzione capitalistici.

Questa contiene non solo la formula del cosiddetto vaccino, ma il know-how, la tecnologia utile per sezionare filamenti di DNA e la competenza tecnologica e scientifica per dotarsi e produrre tali tecnologie, più la formazione tecnico scientifica che è richiesta per maneggiare l’una e l’altra. Arriverà il brevetto pubblico del vaccino, stiamone certi, ma sarà come ricevere un pacco lego di grandi dimensioni per la riproduzione dell’empire state building ma privo delle istruzioni per il montaggio.

Insomma, la vaccinazione obbligatoria capitalistica è l’ulteriore affermazione che il welfare sanitario di guerra capitalistico è l’unica via per tutelare la salute dell’uomo, e non reagire ad esso non favorisce la difesa degli interessi di classe, ostacola la ripresa di un suo antagonismo indipendente dal capitale. Questo non ha nulla con l’essere “no-vax” o “pro-vax”, non ha nulla a che fare con l’essere “negazionisti” oppure no della pandemia. La pandemia c’è, esiste e non si ferma, il sistema capitalistico non è in grado di combatterla pena se stesso. Avrebbe senso, viceversa, ragionare e riflettere sulla scienza in maniera critica e dunque al servizio sociale e non del profitto, perché questo manca del tutto. Quale ruolo questa scienza e questa ricerca scientifica potrebbe avere senso? Di sicuro non è nella produzione di altri vaccini anti-covid19 magari di marca russa, cinese o cubana. Bensì servirebbe una ricerca scientifica (all’oggi poco funzionale agli interessi dell’accumulazione capitalistica) che veramente indagasse sulla malattia covid19, di cui sappiamo pochissimo, e circa quali potrebbero essere gli effetti negativi e magari cronici per la salute, per tutti quei milioni di positivi (il 98%) apparentemente guariti, come suggerisce Stefano Liguoro nel suo blog.

Se non abbiamo al momento la forza di classe per iniziare vere insubordinazioni alla politica complessiva di governance della pandemia, perché questa non si può dare per opera di un volontarismo di qualche avanguardia politica, perlomeno la denuncia netta, intransigente della governane del governo della pandemia (che include lockdown, coprifuoco, DPCM e vaccinazione obbligatoria), andrebbe sempre ribadita ogni dove ed ogni quando si parla di difesa della salute, soprattutto della salute dei lavoratori.

Al tempo stesso ostacolare, combattare l’obbligatorietà della vaccinazione di massa capitalistica per il covid19 è irrinunciabile!

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