U.S.A.: un mese di lotta contro il razzismo sistemico

È un mese oramai che il movimento di massa contro il razzismo sistemico, la violenza della polizia, per lo smantellamento di questo braccio armato del neo colonialismo contro gli afro americani, ispanici e immigrati prosegue.

La violenta repressione poliziesca, il copri fuoco, l’uso della Guardia Nazionale non è servita a placare e soffocare la rivolta. Ci sono stati migliaia di arresti di gionani neri e giovani bianchi (proletari senza riserva).
Lo Stato federale scricchiola ed il centro di comando del governo USA non riesce a coordinare la repressione come vorrebbe.

I falsi amici “democratici” cercano di fare leva nella prospettiva di uno sbocco elettoralistico per gli orizzonti della lotta, ma al momento ne sono travolti.

La prospettiva nazionalista “popolare e proletaria” del Trumpismo non tiene come dimostrano i crescenti scioperi dei lavoratori contro il covid-19: dai lavoratori della logistica e della GIG Economy, agli scioperi dei dockers (a fianco dei fratelli neri contro il razzismo della polizia), a quelli degli operai dei cantieri navali del Maine, a quelli degli operai degli impianti industriali di macellazione della carne e dell’agro industria, allo sciopero degli infermieri e del personale ospedaliaro contro i licenziamenti, l’aspettativa di un modello nazional popolare che affermó Trump nel 2016 oggi comincia a franare.

Le illusioni nel movimento di massa dei neri e dei bianchi e nella ripresa dell’antagonismo operaio sono ancora tante.

Ma nel frattempo la lotta continua in tantissime città: a New York, Portland, Louisville, Washington, Chicago, Seattle ancora questo fine settimana ha visto in piazza decine di migliaia di giovani proletari in piazza, così come la scorsa settimana in occasione del Juneteenth ha visto centinaia di iniziative.

Le forze del capitale scalpitano e si stanno affidando in maniera crescente allo squadrismo bianco.
Abbiamo già scritto degli attacchi armati al CHAZ di Seattle della scorsa settimana.

Questo weekend a Lousville alcuni bianchi hanno sparato raffiche di colpi di pistola contro i manifestanti ed un altro ragazzo nero è stato ucciso.

A Portland in queste ore la protesta sta sfidando in piazza la polizia in una zona della città per liberarla dalla presenza dei cops (attualmente circondati all’interno di un distretto di polizia). Oggi a New York, mentre prosegue l’occupazione del Capitol Hill, c’è stato un corteo di 45000 persone.

Per la prima volta nella storia degli USA un movimento degli afroamericani trova un sostegno incondizionato di tanti giovani “bianchi senza riserve”, e si intreccia con la crisi del capitale, la pandemia che evidenzia che tutti sono carne da macello a servizio dell’accumulazione e appropriazione privata della ricchezza sociale, e con una iniziale conflittualità nei posti di lavoro che fa i conti con il collaborazionismo dei sindacati tradizionali.

Tutto questo sta già scuotendo il fragile ordine mondiale del capitale, incapace ed impossibilitato a contenere le reazioni della natura che esso stesso ha prodotto con la sua forsennata distruzione.

Anche se ci saranno fermate di arresto a queste ondate di lotta, già oggi si scava il solco per uno scontro sistemico tra capitale barbarico e socialismo.

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