E dicevano che il coronavirus era sotto controllo

Dicevano che il virus era sotto controllo, che si poteva tornare con “prudenza alla normalità”.
I nuovi focolai di covid-19, dai magazzini della logistica della BRT a Bologna, ed i nuovi casi anche in DHL e TNT, quello che ha colpito i braccianti bulgari di Mondragone (la cui zona è dichiarata rossa con tanto di esercito a controllarlo), così come quelli legati agli impianti di macellazione e lavorazione delle carni (che dagli Stati Uniti d’America, hanno raggiunto il West England, la Francia, l’Olanda e la Germania – dove più di 1000 operai sono risultati positivi al covid-19 -, fino agli impianti di macellazione del nord bergamasco e a Bari) ci dicono un’altra cosa.

Questi sono i lavoratori che a dispetto della pandemia sono stati costretti a lavorare senza alcuna protezione sanitaria fino ad oggi. Ci sono voluti gli scioperi della logistica organizzati molti dal SI COBAS per imporre ai padroni un minimo di protezione. La BRT è l’azienda che più delle altre ha resistito fino all’ultimo per non firmare i protocolli di sicurezza sui posti di lavoro sottoscritti.
Oggi ne constatiamo l’inefficacia. Il virus pandemico si diffonde attraverso il modo di produzione capitalistico, attraverso i luoghi di lavoro che non possono fermarsi perché la produzione e la accumulazione privata del valore prodotto socialmente non può fermarsi, viene prima della salute pubblica. Si diffonde attraverso il moderno schiavismo dei braccianti nelle campagne, la produzione e macellazione delle carni, la turbo circolazione delle merci attraverso la moderna industria della logistica.
Il virus del capitale, perché prodotto dalle deforestazioni intensive per la caccia delle riserve di minerali preziosi (quelli per capirci è la nuova benzina della green economy), si diffonde attraverso il suo modo di produzione stesso nei luoghi di lavoro. I padroni privatizzano la ricchezza prodotta ma socializzano il virus e le conseguenze della crisi economica. Mentre a Mondragone nei mesi precedenti c’era il lockdown, alle prime ore del mattino i braccianti bulgari – attraverso la filiera del moderno caporalato – venivano trasportati nei campi. Oggi, oltre alle ore di sfruttamento e di lavoro sottopagato, alla fatica, alla mancanza di diritti, si aggiunge il contagio. E come appestati vengono rinchiusi nella “zona rossa” dall’esercito, mentre il virus del capitalismo fa esplodere reazioni razziste della popolazione che dà colpa a questi braccianti se c’è di nuovo il rischio del coronavirus.
Sorgente, diffusore e amplificatore di una “fase 1” solo apparentemente conclusa (come se i fatti della natura possano essere circoscritti per decreto legge) è ancora qui sotto i nostri occhi. E’ un modello di produzione economico che va combattuto alle sue fondamenta, che richiede la ferma e rapida reazione dai posti di lavoro che noi difendiamo la salute contro il profitto, raccogliendo le lezioni del movimento di massa contro il razzismo del capitale e contro il covid-19 che si sta sviluppando negli USA.
Già scioperare e fermare il lavoro è un modo per contenere i “focolai” che sono i luoghi e gli spazi dove si realizza la produzione capitalistica e l’appropriazione del valore socialmente prodotto.


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