Il Juneteenth di lotta

(Roma, 22 giugno 2020)

Il 19 giugno, era il Juneteenth – si ricorda e si celebra il 19 giugno 1865, giorno in cui l’ultimo stato confederato, il Texas, fu costretto ad abolire la schiavitù. Da generazioni gli afro-americani celebrano questo giorno, che non è una festa nazionale.

Ieri ci sono stati moltissimi cortei attraverso tutti gli Stati Uniti, ma anche molti scioperi spontanei: tra i più significativi quello dei lavoratori di Amazon di New York e quello dei portuali di Oakland che hanno bloccato tutti i 29 docks della West Coast e dato vita ad un grandissimo corteo proletario multi etnico.

I bonzi della UAW si sono limitati a dichiarare 8 minuti e 46 secondi di sciopero (il tempo che ci è voluto per uccidere George Floyd)… no comment!

Molti di questi scioperi e iniziative sostengono la cacciata della polizia dal movimento sindacale, oltre a essere contro il razzismo “sistemico”.

Ma facciamo un passo indietro.

A fine aprile-inizio maggio avevo sottolineato le lotte nelle fabbriche della filiera dell’agro-industria (in particolare della frutta) e quelle del meatpacking (macellazione della carne).

Già due mesi fa i casi di covid-19 erano elevati. In risposta, gli scioperi erano stati spontanei, e diffusi soprattutto nel quadrante degli stati del Nord Est degli Stati Uniti (proprio dove nel 2016 il trumpismo nazional popolare aveva avuto maggiore presa tra i proletari bianchi). Scioperi con al centro la difesa della salute, la protezione sul lavoro, e per ottenere la malattia pagata e la sospensione delle produzioni per sanificare gli impianti.

La risposta è stata subito dura: licenziamenti; riduzione delle coperture assicurative sanitarie; posizionamento del governo Trump che a muso duro ha continuamente ribadito che gli impianti dovevano rimanere aperti, a qualsiasi costo; sostegno federale alle companies nel fronteggiare anche le iniziative legali promosse dalle unions; detenuti delle carceri (soprattutto in Luisiana) obbligati a lavorare in questi impianti in sostituzione degli operai in malattia (precauzionalmente o effettivamente malati, e definiti come “assenteisti”); decine di migliaia di contagi (fino a qualche settimana fa erano più di 30.000) e migliaia di morti da covid-19.

Le risposte non sono mancate. Laddove gli operai e le operaie hanno indietreggiato, in quelle contee sono stati i loro figli (anche ragazzi di 12 e 13 anni) a mantenere viva la lotta nelle strade organizzando blocchi stradali.

In altre realtà, soprattutto nell’agro-industria legata alla lavorazione della frutta, i fruit workers sono in sciopero da quasi un mese. Ed alcune grandi imprese cominciano a doversi sedere ai tavoli delle trattative.

Non sono scioperi unitari, c’è solo un parziale collegamento e coordinamento. Hanno però trovato uno sfogo comune nel movimento di massa contro la violenza della polizia e contro il razzismo.

A inizio maggio, l’effetto combinato di malattia, scioperi e blocco parziale degli impianti, ha comportato una mini-crisi nel rifornimento della carne (hamburger, salsicce, pollo) nei super mercati, con iniziali e timide attivazioni di soglie di allerta per il razionamento della carne – alcune catene di fast food restaurants hanno applicato un limite sugli ordini che ogni cliente può effettuare, mentre alcuni negozi hanno applicato il limite massimo di salsicce o cosce di pollo acquistabili per cliente.

Davanti a queste difficoltà, la Casa Bianca formulò un comunicato ufficiale che dichiarava: la “crisi” sul rifornimento della carne sarebbe stato risolto in meno di 10 giorni. Le iniziative del governo sono state essenzialmente repressive contro i lavoratori (in maggioranza immigrati latino americani e afroamericani).

C’è un aspetto del modo di produzione massivo di questi impianti che rende gli operai enormemente esposti al virus: all’interno la temperatura è di 2 o 3 gradi; ogni ambiente e reparto della fabbrica ha enormi impianti di refrigerazione sempre attivi e che vanno alla massima potenza per mantenere e diffondere il freddo. In sostanza, un ambiente di ventilazione artificiale che soffia vento freddo e virus.

Scioperi e situazioni di questo tipo sono presenti anche in Messico, Costa Rica, Guatemala, ecc.

Se apparentemente la “crisi di rifornimento” della carne sembra essere tamponata, sta viceversa riemergendo fortemente sul versante dell’approvvigionamento della frutta e della verdura. A New York c’è fame di “vitamine”. Frutta e verdura scarseggiano e costano troppo. Molte famiglie non sanno come mettere in tavola l’essenziale per i propri figli.

La crisi del capitale è globale e di sistema. Se già si è abbattuta pesantemente in America Latina, specie in Brasile e in Perù, aggravando la drammatica situazione preesistente, ora attraversa l’Atlantico e arriva sulle coste dell’Inghilterra (a proposito: che efficacissima protezione è stata la Brexit!). La dinamica perversa è la stessa sperimentata negli Stati Uniti: il virus dilaga nelle fabbriche di lavorazione della carne, gli operai si ammalano di covid-19, alcuni impianti si fermano temporaneamente, timide iniziative dei sindacati ammalati di collaborazionismo fin nelle midolla. Anche la Germania è tutt’altro che al sicuro … più di 1.000 contagi nel solo mattatoio di Guetersloh in Nord Reno Westfalia.

Assisteremo a prime rivolte per il cibo scarseggiante e costoso anche nel ricco Occidente? Sembra di sì. Ancora una volta la lotta di classe, l’antagonismo di classe, riparte dalle rivendicazioni essenziali, perché la crisi del sistema capitalistico sta azzerando in un colpo solo 100 anni di “progresso”…

(Roma, 22 giugno 2020)


Sciopero dei dockers della west coast del 19 giugno 2020: https://www.vice.com/en_us/article/4ay3xm/one-of-americas-most-powerful-unions-will-shut-down-29-ports-on-juneteenth

La pandemia del coronavirus aggrava la fame a New York: https://theintercept.com/2020/06/16/coronavirus-hunger-crisis-nyc/

La diffusione del coronavirus negli impianti di macellazione: https://www.bbc.com/news/53137613

Scioperi dei lavoratori dell’agrobusiness negli U.S.A.: https://www.yakimaherald.com/special_projects/coronavirus/thursday-sees-7th-strike-by-yakima-valley-farmworkers-protesting-conditions-during-covid-19-pandemic/article_6bcee867-37b0-5ae0-a065-ccfcd594ef9a.html

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