Il movimento prende forma, si estende e si organizza.

(Roma, 6 Giugno 2020)

Già durante le prime proteste spontanee degli afroamericani, che stanno doppiamente pagando i costi di una crisi in atto già precedente al virus, i costi delle conseguenze sulla crisi causate dal virus e doppiamente le conseguenze stesse sanitarie del virus (in termini di numeri di ammalati e morti), si è vista schierarsi a loro sostegno incondizionato tantissima gioventù proletaria bianca, di quella parte della gioventù che anche essa è senza riserve in questa crisi sistemica e globale del capitalismo.

Il movimento degli afroamericani ne prende atto, che forse per la prima volta, settori di sfruttati bianchi si schierano con loro senza chiedere nulla in cambio, senza chiedere su che cosa, come e dove organizzare ed orientare la lotta.

Già giovedì 4 giugno a Manhattan la manifestazione partecipata da decine di migliaia di ragazzi, ragazze, giovani precari, personale dei lavoratori degli ospedali e di Essential Workers, neri, bianchi e nocciola esprimeva questa consapevolezza.
Negli accorati interventi degli afroamericani al comizio tenutosi a central park, Terrence Floyd – fratello dell’assassinato George Floyd – grida alla piazza multietnica: “avete sentito cosa ho detto? Avete sentito? Ho detto potere al popolo, al popolo, no il mio popolo, il tuo popolo ma di tutti noi”.
Ed il successivo intervento di un altro afroamericano sostenere: “questo è un movimento di neri, questo è un movimento di bianchi, questa volta sarà differente”.
Due parti spiate degli sfruttati che si ritrovano unite e in lotta.

Sabato 6 Giugno, 11 giorno consecutivo di proteste.
L’onda inarrestabile del movimento ha raggiunto tutti i 50 stati della federazione degli USA. Si è manifestato anche nelle città più piccole degli stati del Sud dove il Ku Klux Klan. Ieri 6 giugno 2020 imponenti manifestazioni si sono ancora svolte a New York (devastata dal Covid-19) a Washington, Minneapolis, Los Angeles, Atlanta, Chicago. Non un unico corteo, ma diversi cortei che partono dai diversi quartieri accerchiando la city. A Washington, ancora una volta la protesta ha circondato i confini della Casa Bianca.
Le manifestazioni si sono svolte per lo più pacificamente, ma non ovunque: a Seattle la polizia ha messo in atto azioni intimidatorie nei confronti dei manifestanti.
Poi nella notte, allo scoccare del coprifuoco, ancora migliaia di manifestanti hanno nuovamente rotto le regole della legge marziale (e ci sono stati ancora gli arresti a New York non appena la polizia ha potuto individuare gruppi isolati di manifestanti). Questo dimostra che sebbene la crescita e l’estensione del movimento a livello nazionale appare avvenire attraverso “pacifico proteste”, la repressione, la legge marziale, la militarizzazione della società ancora agisce per soffocare la lotta sul nascere, che potrebbe collegare in un unico fronte le lotte dei lavoratori degli ospedali, della logistica, degli operai ed operaie degli impianti industriali legati all’agro industria e di lavorazione delle carni (che sta facendo migliaia di ammalati di Covid-19 e di morti tra i lavoratori, in nome del profitto di pochi e a danno della maggioranza della popolazione).

A Seattle i manifestanti hanno violato il coprifuoco per tutta la notte, così come a Washington ed in altre città.

AMICI O NEMICI?
Durante la giornata di ieri, il movimento nazionale di protesta ha cominciato ad individuare chi sono i nemici o i finti amici:

Il giovane sindaco democratico di Minneapolis Jacob Frame ha provato ad aggregarsi alla manifestazione, con tanto di mascherina nera al volto “I can’t breath” (nella foto qui sopra) è stato cacciato dal corteo con canti e grida “vergogna vergogna” e “Jacob go home”.
A New York cresce la richiesta di dimissioni del Governatore Cuomo e del sindaco De Blasio, non solo perché responsabili delle violenze della polizia e degli arresti di questi giorni durante le manifestazioni dei giorni scorsi e per aver imposto il coprifuoco, la legge marziale e dispiegato la Guardi Nazionale. Ma anche perché la protesta in tutta la nazione chiede a viva voce, non la riforma della polizia, bensì l’azzeramento dei fondi e del finanziamento del corpo di polizia.
Tra i finti amici della protesta sono tutti coloro che invocano una riforma della polizia, che dovrebbe rimuovere le cosiddette mele marce tra le fila dei COPS.
Tra questi infami ci sono i bonzi sindacali, veri collaborazionisti dello Stato razzista e criminale. Il presidente nazionale del sindacato dell’auto UAW che invita i manifestanti a distinguere le mele marce della polizia dalla maggioranza di quei “brave men and women in blue” che ci proteggono tutti.
Così come Richard Trumka, presidente del sindacato AFL-CIO, dopo che una delle sedi è stata attaccata alcuni giorni fa durante le proteste di New York, ha dichiarato che “il sindacato è contro tutte le forze dell’odio che cercano di dividere questa nazione…”.

In sostanza bianchi e neri, sfruttati e sfruttatori, siamo tutti americani. Quindi invitano il movimento di protesta a fare pulizia al proprio interno, isolare e denunciare i cosiddetti “facinorosi” consegnandoli alla giustizia.
Fortunatamente altri lavoratori rompono spontaneamente le fila, rifiutando ogni tipo di collaborazione con la polizia e con la repressione delle lotte. Stiamo parlando dei lavoratori dei trasporti pubblici, autisti dei bus e addetti alle metropolitane che hanno scioperato, a New York, Los Angeles, Atlanta, Minneapolis, Washington D.C. non appena sono venuti a conoscenza che le aziende di trasporti si erano accordate con i Dipartimenti di Polizia locali per fornire l’accesso e l’utilizzo dei mezzi pubblici per il trasporto dei manifestanti arrestati e per quello delle squadre di polizia e dei battaglioni della Guardia Nazionale. Agli scioperi spontanei dei lavoratori si sono poi aggiunte le prese di posizioni delle Union di base e locali.
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=3014111672199163&id=100008010798945

CHIAMATA PER LO SCIOPERO GENERALE
Chiamata per lo sciopero generale nazionale Venerdì 12 giugno 2020.
Da Washington a Seattle, da Minneaopolis a New York le piazze chiamano allo sciopero generale per Venerdì prossimo 12 giugno.

DEFUND THE POLICE
E’ la parola d’ordine, la rivendicazione che si rafforza nella protesta e che verrà agitata attraverso il passaggio generale di lotta del prossimo 12 giugno 2020.
Anche ieri a New York c’è stato lo sciopero delle scuole (che poi è confluito nella più generale manifestazione di protesta) con l’obiettivo di ottenere la cancellazione di tutti i contratti che le scuole pubbliche fanno con il Dipartimento di Polizia per i vari progetti legati alla sicurezza. In una situazione che ha visto negli ultimi anni il drastico taglio dei finanziamenti da parte dello Stato di New York e da parte della municipalità di New York per le scuole pubbliche, mentre veniva lasciato inalterato il finanziamento per la polizia.

Nel 2015 il movimento del “Black Lives Matter” rivendicavano la riforma della polizia. Fu un fallimento. La riforma, poi avviata, ha visto aumentare i fondi destinati per finanziare i dipartimenti di polizia, che sarebbero serviti per dotare ai COPS divise meno intimidatrici (t-sheert), corsi di azione di repressione non violenta (uso dei teaser) e cose del genere. In sostanza soldi per controllare meglio e reprimere meglio la gente di colore nei quartieri degli afroamericani.
Quelle con la lotta ed il movimento del 2020 all’epoca del Coronavirus, è di tagliare i finanziamenti per i corpi di polizia, portandoli a 0$.

Questa richiesta vive e si rafforza attraverso il bilancio delle esperienze e delle lotte del passato. Sebbene la protesta mantenga l’illusione che il movimento possa raggiungere i suoi obiettivi attraverso il processo democratico, ma questa volta veramente supportato e condizionato dalla pressione e dalla lotta dal basso che vede ora uniti sfruttati neri, bianchi e latini, in ogni caso fa comincia a fare piazza pulita dei “presunti amici” del partito democratico. E lascia nelle mani del neo obamamismo, fautori delle varie riforme trappola della polizia, davvero una patata bollente.
I giovani militanti del movimento afroamericano, viceversa, stanno maturando un’altra visione, basata sulla esperienza dei fatti, che ogni riforma della polizia ha comportato più repressione, meno soldi per i servizi sociali nei ghetti razziali delle città americane e bilanci più cospicui per i Dipartimenti di Polizia.
Kandance Montgomery, giovane attivista afroamericana di Minneapolis (appartenente al gruppo Black Visions Collective), in questa intervista al giornale indipendente The Intercept del 5 giugno

Alla domanda del giornalista circa quali sono le differenze del movimento che scoppiò nel 2015 quando la polizia di Minneapolis uccise Jamar Clark e quello di oggi, lei risponde:
“nel 2015 io pensavo che noi eravamo giustamente arrabbiati e che avessimo chiaro il problema. Ora noi abbiamo chiaro di quale sia la soluzione. Io penso che questa sia la distinzione. Ora nel 2020 noi sappiamo che la giustizia non è semplicemente arrestare i poliziotti. La giustizia và molto oltre. Perché noi siamo interessati a non dover più tornare nelle strade arrabbiati e in lutto a lottare perché abbiamo perso un’altra vita. Noi sappiamo che non possiamo più investire in strategie basata sulla riforma della polizia. La prospettiva è una transizione che ci porti fuori dalle politiche basate sul Dipartimento di Polizia di Minneapolis qui e in tutto il paese”.

Il ragionamento ha come premessa: “Un mondo senza polizia dovrebbe basarsi su una sicurezza che è guidata e controllata dalla nostra comunità, basata sulla trasformazione della giustizia. Un mondo senza polizia significa che tutti hanno ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere e ciò di cui hanno bisogno per vivere una vita sana. Significa che abbiamo i soldi di cui abbiamo bisogno per l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’alloggio, i diritti dei lavoratori. È una trasformazione totale da un sistema razzista e violento a uno che promuove veramente la nostra sicurezza e il nostro benessere. Quando parliamo di riforma della polizia, ciò di cui non stiamo parlando è il fatto che le comunità nere hanno effettivamente bisogno di risorse per mantenerci al sicuro. Facciamo la scelta di risorse sistemi punitivi invece di stabilizzare e nutrire quelli che rendono le comunità più sicure.”
Saprà questo movimento anche gettare le basi che si tratta solo di mettere fuori dalle nostre città, dai nostri quartieri, dai nostri territori la polizia, ma che si tratta di aggredire un intero sistema sociale basato sulla repressione delle classi sfruttate che avviene non solo attraverso i dipartimenti di polizia, le guardie nazionali, le corti di giustizia, ma che questa è governata dall’insieme dello Stato? E che per fare questo se non è possibile riformare la polizia, come giustamente si intuisce, non è possibile appunto anche riformare lo Stato, e che anche questo deve essere abolito attraverso una rivoluzione sociale?

https://theintercept.com/…/defund-the-police-minneapolis-b…/

(Roma, 6 Giugno 2020)

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